Non aprite quel mercato: le insidie e le resistenze dei Paesi europei all’accordo di libero scambio Unione Europea e paesi dell’America Latina.
Al G20 di Rio de Janeiro è giunto, come un elefante in un negozio di cristalli, l’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione Europea e i paesi dell’America latina. L’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e i paesi del Mercato comune del Sud America, Mercosur, è in discussione da 25 anni e le forze coinvolte dovrebbero arrivare a un nuovo documento condiviso entro la fine dell’anno.
Il condizionale è d’obbligo quando si parla di conclusione dell’accordo di libero scambio tra due aree commerciali del mondo che impatterebbe sulle vite di 717 milioni di persone e che avvicinerebbe i paesi Europei e i paesi sudamericani in una nuova forma di cooperazione e condivisione .Dato l’impatto che l’accordo di libero scambio avrebbe sull’Unione e sui suoi Stati membri, soprattutto nel settore agricolo e in quello industriale, non poche reazioni contrarie si sono riscontrate nelle cancellerie degli Stati membri che verrebbero maggiormente colpiti dagli effetti di tali accordi commerciali.
Le proteste in Europa e in Italia
È in atto uno scontro tra i comparti economici degli Stati membri con i sindacati nazionali degli agricoltori europei che ritengono di essere stati sacrificati affinché il comparto dell’automotive europeo, con le case automobilistiche tedesche in particolar modo, possa rilanciarsi grazie all’accesso al mercato del Sud America.
Questa è la critica principale mossa trasversalmente da paese a paese da parte del mondo agricolo europeo e oltretutto un’altra critica fatta dal settore agroalimentare europeo è che non si stia tenendo conto degli impatti sulla qualità delle merci e dei prodotti che i consumatori europei acquisteranno e mangeranno sulle proprie tavole. Secondo il presidente della Fédération Nationale des Syndicats d’Exploitants Agricoles(FNSEA)Arnaud Rousseau,“l’accordo UE-Mercosur rischia di avere, per l’agricoltura, conseguenze drammatiche, l’abbassamento degli standard ambientali e di sicurezza alimentare significherebbe un massiccio arrivo di carne brasiliana venduta a prezzi inferiori rispetto ai prodotti locali, il che porterebbe alla chiusura degli allevamenti nazionali in tutto il continente”.
Tra ottobre e novembre gli agricoltori francesi sono scesi in piazza a Parigi per protestare contro la minaccia che il taglio delle imposte alle importazioni comporterebbe per l’agroalimentare e circa 600 rappresentanti eletti francesi (tra parlamentari ed europarlamentari) hanno sottoscritto una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen parlando dell’accordo con il Mercosur come di un patto capace di generare uno “sconvolgimento democratico”. Anche le associazioni di categoria e le confederazioni italiane, Coldiretti e Filiera italiana in una nota del 17 novembre ,si sono esposte formalmente contro il testo, l’attuale impostazione dell’accordo, che a detta delle organizzazioni non considera le differenze degli standard produttivi. Per i rappresentanti nazionali dell’agroalimentare, il documento è da rivedere anche perché non tiene conto delle norme europee in termini di biosicurezza e uso degli antibiotici. Sebbene gli agricoltori di Francia, Italia e Belgio siano scesi in piazza per contrastare la ratifica dell’accordo, anche nel mondo agreste europeo non tutti gli agricoltori sono contrari alla ratifica di un accordo che è stato oggetto di negoziato da più di 25 anni .Gli agricoltori Austriaci, tedeschi e Irlandesi infatti hanno visto nell’accordo di libero scambio l’opportunità per i prodotti europei di pregio, formaggi e vino, di invadere i mercati latini.
L’accordo UE-Mercosur rappresenta un guadagno netto per il settore agroalimentare europeo,
“basti pensare al settore delle carni suine beneficia molto dell’accordo o il settore lattiero-caseario, il vino, gli alcolici, le bevande e praticamente tutti i prodotti agricoli trasformati: marmellate, conserve, biscotti, cereali per la colazione, latte artificiale, alimenti per animali domestici”, ha detto John Clarke, che fino a poco tempo fa era il principale negoziatore dell’UE sul commercio agricolo.
Eppure, nonostante le rassicurazioni e gli studi condotti dai tecnici della Commissione sui costi benefici dell’accordo, le cancellerie europee rimangono scettiche sull’effettiva opportunità di aprire il mercato unico ai prodotti dell’America latina.
“Ad oggi, nonostante siamo a favore di mercati aperti e regolati, l’Europa non è in grado di garantire la tutela dei propri imprenditori con accordi commerciali con nazioni che hanno dei costi di produzione estremamente più bassi e quindi capaci di entrare nel mercato con prezzi non sostenibili per i nostri imprenditori”, così il ministro italiano dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato gli aspetti critici dell’accordo parlando dell’accordo commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur.
Una lunga e faticosa storia negoziale
Come cantato da Gino Paoli in una lunga storia d’amore, i negoziati tra l’Unione Europea e i Paesi dell’America centrale nascono nel lontano 1999.la prima versione dell’intesa è stata firmata il 28 giugno 2019 dopo il lungo processo di negoziazione iniziato, per l’appunto nel 1999, e che tuttavia ha lasciato insoddisfatti alcuni dei paesi coinvolti.
Nonostante siano passati 25 anni, la ratifica del trattato non è mai avvenuta e le negoziazioni sembrano ancora in salita, in quanto, dopo anni di ritardi sull’applicazione, le trattative negoziali si erano incagliate fino all’elezione presidente del Brasile Lula dal gennaio 2023, che ha riacceso la questione e spronato i paesi coinvolti a rivedere la tabella di marcia per inserire uno strumento aggiuntivo sullo sviluppo sostenibile (il Tsd).
Tra le problematiche più importanti, oggetto delle trattative negoziali e delle discussioni, ci sono la progressiva eliminazione dei dazi all’importazione di beni agricoli, beni industriali, beni alimentari, zucchero, frutta tropicale, farmaci, macchine e macchinari.
Il patto con i Mercosur eliminerebbe i dazi all’importazione dall’Ue di auto o parti di auto, prodotti chimici o farmaceutici, abbigliamento, scarpe di pelle e tessuti. Salterebbero, altresì, gradualmente anche le imposte su cioccolato, biscotti, pesche, e bevande come vino, liquori e analcolici. Una parte dell’Fta si concentra poi sulla protezione di 350 indicazioni geografiche (Ig) dell’Unione sul mercato dell’America meridionale.
Un confronto decisivo sui termini della negoziazione però potrebbe avvenire già nelle prossime ore al summit brasiliano, dove i leader potrebbero discutere gli elementi centrali del trattato, ovvero le condizioni di reciprocità negli scambi e l’eliminazione progressiva delle tariffe doganali imposte ai beni dei settori agroalimentare e industriale.
Vedremo nelle prossime ore se la frattura in seno all’Unione Europea e in seno agli Stati membri, con la Germania, che per “motivi vitali” della sua industria automotive sta spingendo per la conclusione dell’accordo che aprirebbe il mercato Sudamericano all’automotive europeo e tedesco ,e la Francia e l’Italia, che invece frenano e chiedono tempo per analizzare meglio gli impatti e gli effetti delle merci agricole provenienti dal Sudamerica sull’agricoltura francese e italiana. Per Ursula Von der Leyen una grana in più è all’orizzonte sulla quale sarà chiamata a trovare un accordo che possa permettere il raggiungimento di un’intesa sul Free trade agreement (Fta) che potrebbe essere attesa per il vertice del 5-6 dicembre a Montevideo, in Uruguay.




