Come ti cambio il Bilancio Europeo: le proposte della Commissione Europea di riforma del Bilancio pluriennale 2028-2034
Nuova legislatura, nuova Commissione, nuovo Parlamento Europeo e con esso un nuovo progetto di bilancio pluriennale europeo che dovrà rispondere alle future esigenze dell’Unione di semplificare e sostenere effettivamente le riforme e le transizioni, da quella digitale a quella green, che vedranno impegnata l’Unione e i suoi Stati membri per il prossimo settennato.
E così la neonominata Presidente Von der Leyen sta lavorando, coadiuvata dai suoi più fidi funzionari della Direzione Generale del Bilancio, e con i Commissari nominati al Bilancio dell’UE, il polacco Piotr Serafin, e il Commissario perla coesione Raffaele Fitto, a diverse proposte di riforma del bilancio pluriennale per il settennato 2028-2034 che, se accettate dagli Stati membri e dal Parlamento Europeo, rivoluzioneranno la struttura di un bilancio che attualmente vale 1.216 miliardi di euro a cui si aggiungono gli oltre 800 miliardi del Next Generation EU ma che nel prossimo settennato, accorpando le risorse in un unico bilancio, dovrebbe ammontare a più di 1 trilione di euro.
Le novità contenute nella proposta di riforma del bilancio pluriennale, se verranno confermati gli attuali orientamenti della presidente Von der Leyen, rivoluzioneranno la struttura del Bilancio nonché i meccanismi di accesso ai fondi europei con un impatto notevole sulle politiche di coesione e sull’impegno degli Stati membri al perseguimento delle riforme strutturali dell’Unione.
“I nuovi Capitoli del Bilancio Europeo e i Piani nazionali di riforma”
La principale rivoluzione che dovrebbe riguardare il prossimo Bilancio Europeo 2028-2034, secondo i piani della Commissione Europea, vedrà in primis la riorganizzazione degli attuali Capitoli di spesa. La Commissione, infatti, sarebbe intenzionata a semplificare e centralizzare la struttura del nuovo bilancio, riducendo i capitoli di spesa dai sette attuali a quattro, che così facendo diverrebbero:
- Capitolo Resilienza e Coesione, alimentati dai fondi di coesione e dell’agricoltura gestiti in partnership con i Paesi Ue, valgono attualmente il 70% del bilancio;
- CapitoloRafforzamento della competitività e dell’Autonomia strategica, finanziati con il nuovo fondo europeo per la competitività che dovrebbe sostituire i fondi a gestione diretta, come InvestEue Horizoneuropeche attualmente pesano per il 20%;
- Capitolo pubblica amministrazione europea, finanziato anch’esso dal nuovo fondo europeo per la competitività, che dovrebbe sostenere interventi per l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione nonché la semplificazione normativa e burocratica nei paesi UE;
- CapitoloGlobal Europe, rafforzando lo EuropeanDefence Funde istituzionalizzando al contempo il fondo European Peace Facility (EPF), attualmente fuori dal bilancio comunitario e utilizzato per finanziare le relazioni esterne e le politiche di vicinato con i paesi limitrofi l’Unione al fine di garantire la pace e la stabilità internazionale;
Non solo nuovi Capitoli di spesa del bilancio, ma un’altra assoluta novità di quello che potrebbe essere il nuovo Bilancio Europeo riguarderebbe l’accorpamento dei circa 530 programmi con cui gli Stati Membri e gli enti regionali accedono ai fondi Ue, tra i quali spiccano i programmi per la coesione, per l’agricoltura, per l’immigrazione e per le politiche di vicinato, a 27 piani nazionali, un piano per ogni Stato Membro, contenenti per ciascun settore tematico un programma di riforme da attuare con degli obiettivi da raggiungere, riprendendo il modello PNRR.
L’obiettivo della Commissione tramite questa nuova impostazione è, pertanto, quello di concordare con ogni Stato membro un piano nazionale tramite il quale programmare progetti di riforme strutturali nei diversi ambiti comunitari in cambio dell’ ottenimento dei fondi, vincolando così lo sblocco delle risorse economiche al perseguimento delle riforme concordate nel piano nazionale che perseguano le priorità comunitarie, realizzando un meccanismo di premialità della performance dello Stato membro, che tenga conto, altresì, delle condizionalità “politiche” che uno Stato membro dovrà perseguire, come il rispetto dello Stato di Diritto, la tutela dei valori europei e della carta europea dei Diritti Umani (CEDU) nonché il rispetto e la corretta applicazione della normativa comunitaria vigente.
“La centralità della Commissione Europea nel nuovo bilancio europeo e le “criticità” degli enti locali e regionali”
Il nuovo bilancio europeo 2028-2034, nelle intenzioni della presidente Von der Leyen dovrebbe prevedere, quindi, un ruolo centrale della Commissione Europea sia nella fase di definizione dei piani nazionali con gli Stati membri, sia nella fase di controllo del raggiungimento degli obiettivi fissati e di accesso ai fondi europei una volta che tali obiettivi vengano raggiunti.
Va da sé che in questa nuova impostazione, la Commissione Europea, in primis, e gli Stati Membri in secondo luogo, rappresenteranno i perni del nuovo sistema di bilancio, accentrando su di essi le decisioni a discapito soprattutto degli enti locali e regionali che così facendo si ritroverebbero a doversi adeguare al perseguimento di interventi strutturali per accedere alle risorse comunitarie non concordati da loro con le Istituzioni comunitarie, come accade ora, ma decise da un piano nazionale concordato tra i governi nazionali e Commissione.
Dal documento trapelato nelle scorse settimane a Bruxelles, sembrerebbe che la nuova struttura deputata alla gestione, alla definizione e alla erogazione dei fondi europei dovrebbe essere costituita da un “Direttivo” composto dal Presidente della Commissione europea, dal Commissario europeo al Bilancio, dal Dipartimento del bilancio e dal Segretariato generale, che opera sotto l’autorità diretta del presidente della Commissione.
“L’Iter di discussione del prossimo Bilancio Europeo”
Data l’impostazione rivoluzionaria di questa prima proposta “informale” circolata in queste settimane a Palazzo Berlaymont, che se dovesse essere confermata rivoluzionerebbe, per l’appunto, il Bilancio Europeo nonché il ruolo della Commissione e del suo presidente che diverrebbero perni centrali della nuova programmazione pluriennale, è da comprendere come e degli Stati membri e soprattutto gli enti territoriali accoglieranno questa proposta.
L’iter di discussione dovrebbe iniziare il prossimo giugno 2025 con la presentazione ufficiale da parte della Commissione, al Parlamento Europeo e al Consiglio dell’Unione, di una proposta di riforma del Bilancio, tuttavia, le interlocuzioni ufficiose inizieranno dal prossimo gennaio; non sarà infatti facile mettere d’accordo quei paesi come la Germania, la Polonia, il Belgio, l’Italia e la Spagna dove le regioni ricoprono un ruolo centrale. La mediazione che i Commissari al bilancio Serafin ,e alla Coesione, Fitto, dovranno compiere sarà tutt’altro che priva di scontri, se si tiene conto che alla notizia di questa “potenziale” nuova riforma del Bilancio, più di 130 regioni europee hanno già criticato l’idea della Commissione di istituire un piano per ogni paese in una lettera aperta inviata a Bruxelles.
Poche cose a Bruxelles sono ferocemente politiche e il bilancio pluriennale è una di queste, e, viste le idee radicali della Commissione per il bilancio del prossimo settennato, è facile immaginare che i prossimi negoziati con gli Stati membri saranno più duri del solito e potrebbero durare fino alla soglia del 2028, l’anno in cui entrerà in vigore il nuovo bilancio, immaginando plausibilmente trattative ad oltranza per trovare un “compromesso” a questa nuova impostazione gestionale dei fondi.
È facile immaginare quindi, che per approvare il nuovo bilancio 2028-2034, la lotta per la supremazia “politica” sia appena iniziata e che l’approvazione definitiva da parte dei paesi dell’UE di quello che sarà il nuovo Bilancio europeo, potrebbe arrivare entro la fine del 2027, ovvero alla fine di uno scontro finale tra la Commissione e i Paesi europei, che nel bene o nel male farà nascere una diversa Unione Europea.
Che siano i posteri, quindi a giudicare gli effetti di questa rivoluzione che è appena iniziata e che non sarà priva di colpi di scena e di colpi “bassi” Istituzionali.




