Il Rapporto Draghi: Opportunità di rilancio dell’Unione o conferma di un declino irreversibile?
Lo scorso 9 settembre è stato presentato a Bruxelles l’atteso rapporto Draghi sulla competitività e sullo stato dell’Unione Europea, che dopo il rapporto sullo stato del Mercato Unico presentato da Enrico Letta, completa la disamina sullo stato in cui versa l’UE e riafferma la necessità di “agire” ripensando l’Unione e il processo di integrazione europea per evitare un lento e inesorabile declino economico, politico e culturale del “Vecchio Continente” rispetto i player internazionali come Stati Uniti e Cina.
Nella disamina sullo stato di salute dell’economia europea tratteggiata dall’ex presidente BCE sono emerse le fragilità del sistema europeo con uno spaccato impietoso della situazione economica se si paragonano i principali competitor. Tra le stime attenzionate e che hanno dato contezza delle difficoltà nella quale versa l’Unione, sono utili citare il divario di crescita tra Stati Uniti ed Unione europea che è passato dal 15% nel 2002 al 30% nel 2023, oppure l’aumento della quota dei settori “strategici” nei quali la Cina oggigiorno compete direttamente con la UE, salita dal 25% nel 2002 al 40% odierna.
Nel Rapporto, Draghi ha sottolineato la necessità di rilanciare l’Europa attraverso un piano sistemico di investimenti pari a 750-800 miliardi di euro l’anno, da convogliare principalmente in settori strategici che, secondo Super Mario, garantiranno nei prossimi anni una crescita economica e finanziaria stabile capace, generando un circolo virtuoso positivo tra sfera economica e sfera politica, di garantire altresì la stabilità delle Istituzioni Europee e la tutela dei diritti civili ed economici dei cittadini dell’Unione.
UN NUOVO MODELLO ECONOMICO-POLITICO EUROPEO
Uno dei passaggi centrali dell’intero Rapporto per rilanciare la competitività europea e la crescita politico-economica dell’Unione, tenuto conto del contesto geopolitico in costante destabilizzazione e dell’aggressività nei settori dell’industria e dell’innovazione tecnologica degli altri competitor Statuali, è stato descritto dalla necessità di sviluppare un nuovo modello economico, politico e sociale europeo che si fondi su:
- Il completamento del Mercato Unico così come analizzato da Enrico Letta. La nuova strategia industriale dell’UE, infatti, secondo il presidente dell’Istituto Delors e secondo Draghi, il completamento e l’effettiva integrazione del Mercato unico è fondamentale per garantire la scalabilità alle giovani imprese innovative e per consentire alle grandi industrie di competere sui mercati globali. Non solo ma un reale Mercato Unico è fondamentale per creare un mercato comune dell’energia radicato e diversificato, un mercato dei trasporti multimodale integrato e una forte domanda di soluzioni di decarbonizzazione; per negoziare accordi commerciali preferenziali e infine per costruire catene di approvvigionamento più resilienti.
- Semplificare le normative in materia di libera concorrenza e commercio, con politiche commerciali e industriali, chiare e “uniche” per i paesi dell’Unione. È sempre più evidente che politiche industriali chiare e volte a creare un sistema industriale europeo unificato può essere maggiormente efficace rispetto a un sistema industriale europeo dove vige ancora il “protezionismo” nazionale degli Stati membri. In quest’ottica il sostegno pubblico alle imprese nazionali dovrebbe essere costantemente valutato, con un rigoroso esercizio di monitoraggio; i fallimenti di mercato dovrebbero essere chiaramente specificati e le autorità pubbliche dovrebbero evitare di duplicare ciò che il settore privato già farebbe. Per i settori prioritari tratteggiati nel rapporto Draghi, l’UE dovrebbe puntare il più possibile alla neutralità competitiva e regolamentativa riducendo l’onere normativo per le aziende che viene considerata da oltre il 60% delle imprese dell’UE un ostacolo agli investimenti, con il 55% delle PMI che indica gli ostacoli normativi e gli oneri amministrativi come la sfida più grande da affrontare;
- Investimenti massicci nei settori della digitalizzazione e della decarbonizzare al fine di aumentare la capacità di resilienza e di sostenibilità dell’UE, favorendo una crescita economica stabile e sostenibile che miri a garantire sia la crescita tecnologica e finanziaria dell’Unione nella comunità internazionale, permettendole di competere con gli attori internazionali quali Cina, Stati Uniti e i paesi Emergenti, sia l’inclusione sociale dei cittadini dell’Unione garantendone una crescita e un miglioramento delle loro condizioni di vita stabile che nel lungo periodo vada a ridurre fino a soppiantare le diseguaglianze sociali. La realizzazione di uno stato sociale europeo, trainato dagli investimenti sostenibili nei nuovi settori strategici con un debito comune europeo in grado di finanziare tali investimenti, sarà quindi fondamentale per fornire quei beni pubblici europei delineati nel Rapporto Draghi, quali la protezione sociale, alloggi, assistenza all’infanzia nonché quelle prerogative quali l’istruzione e la riqualificazione da garantire a tutti i lavoratori, che dovrebbero consentire al nuovo cittadino europeo di adattarsi a una nuova realtà politica che si sta rapidamente delineandosi;
- Infine, il Rapporto e le sue raccomandazioni pongono l’accento sulla necessità di ripensare la Governance europea e i suoi rapporti Istituzionali sia all’interno delle Istituzioni europee stesse che tra le Istituzioni europee e gli Stati membri. l’Unione europea a 27 paesi è oggigiorno una realtà complessa dove prendere le “decisioni” politiche diviene molto più complicato e farraginoso, in quanto essendo presenti ventisette soggetti, fino ad oggi, che, nelle scelte vitali dell’Unione, dalle Adesioni all’Unione sino alle decisioni di approvazione dei bilanci comuni e in politica estera, esercitano un diritto di veto, ne rallentano l’adattabilità alle sfide che deve affrontare all’esterno. Per andare avanti, pertanto, Draghi ha auspicato per l’Unione e per le sue stesse Istituzioni di adottare il “metodo comunitario” in quelle materie, che tutt’oggi rimangono sottoposte al “metodo intergovernativo” con un ricorso via via sempre maggiore del meccanismo della maggioranza qualificata in modo da erodere il potere dei governi nazionali degli Stati membri di “prendere in ostaggio” l’Unione e il suo operato permettendo alla stessa di rendersi maggiormente flessibile ai cambiamenti della comunità internazionale. Nel Rapporto si sottolinea la necessità di rafforzare lo “spirito europeista degli Stati membri”, abbracciando il metodo comunitario al fine di un rinnovata comunità d’intenti e di un coordinamento maggiore delle decisioni politiche comunitarie per il raggiungimento di obiettivi comuni permettendo alle Istituzioni di agire più rapidamente ai cambiamenti;
Alla luce della “nuova” Unione Europea delineata da Draghi e sulla quale bisognerà lavorare nei prossimi anni per evitarne il declino, l’obbiettivo posto è pertanto quello di affrontare e governare le trasformazioni che stanno avvenendo negli ambiti della sicurezza, dell’innovazione e della decarbonizzazione rilanciando una nuova stagione di cooperazione politico-economica europea.
UN PIANO DRAGARSCHALL EUROPEO
Ciò di cui avrà bisogno l’Unione sarà pertanto, una rinnovata comunità d’intenti tra le Istituzioni e tra gli Stati membri che la compongono al fine di porre in atto un nuovo grande piano industriale Europeo, un Piano Marschall 2.0 o per meglio dire un piano Dragarschall, capace di rilanciarne la crescita e la prosperità economica rendendo definitivamente l’UE quell’attore geopolitico in grado di non essere più un “vaso di coccio” in mezzo a vasi di ferro.
Un Piano Marschall, europeo strutturato in:
- Un piano comune europeo per l’innovazione che sia in grado di colmare il divario tecnologico e scientifico europeo rispetto USA e Cina accelerandone la ricerca e la brevettazione e tutelando maggiormente il Know How europeo eliminando gli ostacoli che impediscono alle imprese innovative di crescere e di attrarre finanziamenti per colmare le lacune in termini di competenze;
- Un piano comune europeo per la decarbonizzazione per abbassare i prezzi dell’energia e permettere di cogliere le opportunità industriali della decarbonizzazione, sostenendo finanziariamente quelle industrie che inizieranno a riqualificare le loro attività industriali in ottica “green” aprendosi a piani industriali volti alla decarbonizzazione, come l’utilizzo delle tecnologie rinnovabili;
- Un piano comune per la difesa e per la politica estera Europeo al fine di aumentare la sicurezza interna dell’Unione riducendo le proprie dipendenze economiche, finanziarie e militari. l’Unione dovrà sviluppare una vera e propria “politica economica estera” che coordini gli accordi commerciali preferenziali e gli investimenti diretti con i Paesi ricchi di risorse, la costituzione di scorte in aree critiche selezionate e la creazione di partenariati industriali per garantire la catena di approvvigionamento delle tecnologie chiave. L’UE dovrà altresì sviluppare “una propria capacità industriale di difesa” forte e indipendente, che le consenta di soddisfare la crescente domanda di beni ed equipaggiamenti militari e di rimanere all’avanguardia nella tecnologia della difesa.
La rotta è tracciata e le sfide lanciate da Draghi nel suo piano sono molte ed ambiziose, ora toccherà alle neoelette Istituzioni europee dare una risposta concreta e di realpolitik a quanto sollecitato dall’ex presidente della BCE, ed è proprio dalla capacità delle Istituzioni in primis e degli Stati membri poi di dare attuazione alle riforme e di rispondere alle trasformazioni mondiali in corso che potremo in un futuro relativamente prossimo giudicare se l’esperienza comunitaria sarà definitivamente giunta al capolinea o se invece evolverà in una nuova e definitiva Unione politica, economica e militare Europea.
Articolo a cura di Gabriele Mezzacapo




