La Regione Lazio punta sull’imprenditoria femminile
Stando ai dati, nel mercato europeo soltanto il 15% delle startup sono state fondate da donne. Inoltre, le startup al femminile ricevono appena il 10% dei fondi presenti sul territorio europeo dedicati al settore delle imprese.
Si rende abbastanza evidente la generale reticenza a finanziare un’imprenditrice, forse perché più scettici sui potenziali risultati positivi. Una sfiducia, comunque sia, infondata, dal momento che ad oggi, di tutte le start-up che hanno successo, le poche femminili presentano in media risultati migliori di quelle maschili.
L’impresa femminile e maschile
L’incipit è volutamente provocatorio. Ma il dato va contestualizzato, se non per altro, per spiegare qualcosa di più importante. Il fatto, in sostanza, non è che le donne siano mediamente migliori imprenditrici degli uomini; piuttosto, che rispetto a una startup maschile, una femminile dev’essere veramente eccelsa per emergere. Ossia, startup affilate sin da subito all’ostilità generale e fondate su idee molto forti e con spiccato intuito concorrenziale. In realtà, se le startup venissero tutte egualmente finanziate, assisteremmo a una possibilità equivalente (tra maschili e femminili) di emergere.
Va inoltre aggiunta una considerazione. Ci sono interi settori di richieste femminili che attualmente vengono “soddisfatte” da solutori maschili. Stando ai dati statunitensi, questa situazione farebbe sì che, in un clima di assoluta parità, le startup femminili che risponderanno in modo più efficace alle richieste di questi settori avranno un’ascesa forte e repentina. Questo, sostanzialmente produrrebbe un cambio del vertice atto alla soddisfazione dei bisogni femminili. Vertice che ad oggi, è prevalentemente maschile, appunto. Probabilmente, una maggiore sensibilità e conoscenza dei bisogni femminili delle startup rosa, svuoterebbe il mercato di uomini in un primo momento per poi riequilibrarsi negli anni, ristabilendo, così, l’equilibrio concorrenziale.
Le difficoltà imprenditoriali per le donne italiane
È un dato di fatto che negli ultimi anni le startup fondate da donne siano aumentate in tutto il mondo. Stando a uno studio del 2021 di The Credit Suisse sulla diversità di genere in azienda (The Credit Suisse gender 3000), il gap tra uomo e donna nell’imprenditoria è passato da 0,62 a 0,73 tra il 2015 e il 2020. In pratica, possiamo in astratto ipotizzare che se nel 2015 ci stavano un centinaio di aziende fondate da uomini contro 62 fatte da donne, nel 2020 il numero delle femminili è aumentato a 73. Il Trend è stato positivo, ma non in Italia dove, nello stesso periodo, si è passati da un rapporto 0,70 a uno 0,30. Un calo per nulla promettente.
Stando a InfoCamere, del Ministero dello Sviluppo economico, nel 2019 di 9.758 startup solo 1300 avevano nel quadro amministrativo donne, ovverosia il 13,3% del totale. Ad aggravare la percentuale italiana, come immaginabile, è intervenuta la pandemia da Covid-19. Invece, in Europa ha avuto l’effetto opposto, facendo aumentare di quasi un punto percentuale la presenza media femminile nei quadri amministrativi aziendali. Una sconfitta doppia per il nostro Paese.
Bando Impresa Donna e Innovazione
In tal senso, la Regione Lazio ha deciso di raccogliere questa sfida tramite l’edizione 2024 del Bando Impresa Donna e Innovazione. Il progetto, gestito da Lazio Innova, è un sostegno alle piccole e medie imprese femminili che prevede un rimborso a fondo perduto: fino a un massimo di 145.000 euro di contributi, per spese finalizzate a sostenere le iniziative. Nel dettaglio, il Bando sostiene l’introduzione di innovazioni di prodotto o dei processi aziendali, che siano nuove per la PMI femminile beneficiaria, ma non necessariamente per il mercato, e riguardino le 9 aree di specializzazione individuate dalla Smart Specialization Strategy regionale: “Scienze della Vita” – “Economia del Mare” – “Green Economy” – “Agrifood” – “Aerospazio” – “Sicurezza” – “Automotive e Mobilità Sostenibile” – “Patrimonio Culturale e Tecnologie della Cultura” – “Industrie Creative e Digitali”.
Il segnale è chiaro: se è vero che le startup sono libera imprenditoria (e che quindi non dovrebbero sottostare a critiche di percentuale di genere), è anche vero, come abbiamo visto, che la condizione necessaria del loro possibile successo sono i finanziamenti pubblici e privati. Se la percentuale di imprese create vede una sostanziale equivalenza di uomini e donne, i finanziamenti effettivi tendono poi ad arrivare più ai primi che alle seconde. Tanto i decisori pubblici che i privati vedono maggiori sicurezze nell’imprenditoria al maschile, bocciando e rendendo più difficile l’affacciarsi al mercato di startup guidate da donne.




