India nuova patria delle big tech: gli incentivi di Modi e il successo di Make in India
Apple ha recentemente consolidato il suo rapporto commerciale con l’India. Dopo l’apertura ad aprile 2023 di due punti vendita, è pressoché innegabile la strategia di espansione del CEO Tim Cook verso il gigante asiatico.
Apple aveva iniziato a produrre IPhone in India nel 2017, tuttavia si trattava principalmente della produzione di modelli non di ultima generazione.
La diversificazione dalla Cina resta uno dei motivi principali dietro la scelta di Apple: il cambio rotta permette una diversificazione progressiva della catena produttiva. Basti pensare che nel 2021 solo l’1% di tutti gli IPhone del mondo veniva prodotto in India, mentre, ad oggi, si è vicini al 7%. L’idea ambiziosa della società californiana è quella di portare la produzione indiana a un quarto di tutti gli IPhone al mondo.
È chiaro che la mossa di Apple rappresenta un motivo di orgoglio e consolidamento per il settore economico indiano: la pianificazione della catena produttiva della società di Cupertino ha tutte le carte in regola per fare da apripista ad altre big tech corporations. Ma questo interesse delle big tech verso l’India non è di certo una novità. Bangalore è una consolidata realtà per le imprese del campo tecnologico, tanto da essere conosciuta con l’appellativo di Silicon Valley Indù. Ma anche città dei sogni per tanti giovani in cerca di opportunità. La capitale dello stato indiano meridionale di Karnataka è famosa per i suoi parchi tecnologici straordinariamente edificati che ospitano centinaia di aziende IT di prim’ordine.
A riguardo, anche Google ha seguito Apple. L’espansione indiana della produzione di smartphone della serie Pixel 8 e 8 Pro – presentati nelle ultime settimane- inizierà già nel 2024.
Durante il meeting “Google for India”, l’azienda ha rivelato pubblicamente le intenzioni di investire nel paese anche grazie all’impiego della tecnologia cloud per digitalizzare i servizi per i cittadini da parte delle pubbliche amministrazioni.
Anche il colosso dell’e-commerce Amazon ha predisposto un piano di investimenti in India.
Circa 13 miliardi di dollari investiti nel cloud computing per Amazon Web Services, con l’obiettivo di offrire sostegno alle start-up indiane e creare posti di lavoro per efficientare il livello di competizione a livello globale.
Ma cosa spinge veramente le big tech companies verso l’India?
Gli incentivi del programma di Narendra Modi
Inaugurata nel 2014, l’operazione “Make in India” ha costituito un invito a imprenditori e aziende di tutto il mondo a investire e stabilire le proprie manifatture e poli tecnologici nel Paese.
Obiettivi del programma sono stati la trasformazione dell’economia indiana in un centro industriale a livello globale grazie all’aumento del numero di fabbriche e centri IT nel Paese.
Make in India ripercorre le orme della best practice di Gujarat – definita dall’Economist come la locomotiva industriale dell’India-, dove il premier Modi era precedentemente Governatore.
Attualmente Gujarat ospita il 16% della manifattura del Paese.
A maggio 2023, è stato presentato un altro programma di incentivi volto all’attrazione di investimenti di grandi dimensioni nella produzione di hardware IT a copertura di personal computer e server.
L’ambizione di trasformare l’India in un polo tecnologico e l’attrazione di investimenti internazionali nel settore IT stanno sicuramente dando i loro frutti, portando a una crescita costante e significativa della produzione e dell’occupazione del paese. Questo trend è senz’altro un segnale di fiducia nell’India come hub tecnologico in rapida espansione. L’India sta emergendo come una destinazione chiave per le principali bic tech corporations e si sta affermando sempre di più nella sua individualità, distaccandosi con fermezza dall’essere meramente riconosciuta come una seconda scelta rispetto alla vicina Cina.




