La guerra delle risorse
Il mondo è in guerra e anche se nessuno intende parlare di conflitto mondiale, ormai, le ripercussioni di uno scontro militare dall’altra parte del mondo si riversano inesorabilmente, ma in modi diversi, anche da noi. Ormai assuefatti alla cronaca di guerra tra Ucraina e Russia, in questi giorni gli animi si sono riaccesi insieme alle fiamme mai sopite del conflitto israelo-palestinese.
La storia si ripete e mentre Gaza è sotto assedio e la guerra in Nagorno-Karaback è stata una veloce meteora, in Finlandia il Baltic Connector, gasdotto che raggiungeva l’Estonia, è stato messo fuori uso.

Israele e Palestina
Dopo l’attacco a sorpresa che ha trovato impreparato l’esercito israeliano, Hamas ha condotto un’offensiva massiccia contro Israele. Le radici storiche del conflitto risalgono davvero a secoli fa, con la storia contemporanea che ci insegna come territorialità e autodeterminazione dei popoli spesso non vadano di comune accordo. Dopo l’operazione Al-Aqsa Flood, la risposta di Israele non è tardata ad arrivare ed è già al quinto giorno dell’operazione Swords of iron, con un assedio totale della striscia di Gaza che non ha precedenti. L’assedio ha comportato, in via precauzionale, lo stop della produzione del giacimento israeliano di Tamar il cui gas, attraverso l’Egitto, raggiunge anche l’Europa. E se parliamo di Leviathan non ci riferiamo al mostro biblico tanto caro a Hobbes, bensì all’altro gasdotto a largo di Israele che, tra Cipro e Libano, si dirama fino a raggiungere una parte di territorio sotto il controllo di Hezbollah. Questa serie di eventi ha portato a un aumento del prezzo del gas del 5,4% fino a due giorni fa.

Russia e Ucraina
Se torniamo indietro a circa un anno fa, quando eravamo ancora intenti a seguire tutte le dinamiche del conflitto tra Russia e Ucraina, ricorderemo di certo il sabotaggio del Nord Stream 1 e 2, i gasdotti che collegavano la Russia con la Germania. Immediatamente, la colpa del sabotaggio venne data alla Russia, annebbiati dall’idea di un’Ucraina incapace di reagire alla violenta invasione del Donbass, tuttavia, una recente inchiesta tedesca portata avanti da Der Spiegel, avrebbe ormai reso noto che a minare l’infrastruttura per il trasporto del gas sia stata l’imbarcazione Andromeda che si trovava, prima e dopo l’attentato, proprio in Ucraina. Secondo la nota testata tedesca, vi era come obiettivo anche il Turk Streamche, attraverso il mar Nero, giunge a Kıyıköy, in Turchia.

Finlandia e Estonia
Se oggi si prevede un’impennata del prezzo del metano fino all’11% questo è dovuto anche al recente “guasto” che ha coinvolto il Baltic Connector, il gasdotto tra Finlandia ed Estonia. Al momento non sono state rintracciate le reali cause dell’esplosione che, due giorni fa, ha messo fuori uso, per un periodo di tempo non inferiore ai cinque mesi, l’infrastruttura che attraversa il Baltico. Una cosa è certa, le parole di Jens Stoltenberg lasciano poco spazio all’immaginazione: “Se sarà mostrato che c’è stato un atto ostile contro una infrastruttura della NATO, sarà un fatto molto serio e la risposta sarà forte e determinata”. Stavolta parliamo di un gasdotto che si trova sotto l’egida dell’Alleanza Atlantica e un sabotaggio del genere, qualora venisse confermato, potrebbe apparire come un vero e proprio attacco.
I prossimi mesi potrebbero essere molto più freddi di quanto pensiamo.




