Un patto in bilico: l’appello italiano all’UE
La priorità del patto di stabilità, ribadita più volte negli scorsi mesi e che ha scavalcato altri hot topic, diventa ora un’urgenza.
Il 4 settembre si parlerà di legge di bilancio ma anche delle spinose questioni del salario minimo, Mes e migranti.
Nel mentre si suda freddo, aspettando le risposte UE per il 2024 su deficit e debito, perché non è chiara la linea che verrà intrapresa: immobilismo e austerità o novità e indulgenza?

Verso il patto di stabilità
C’è tensione nel governo e nell’ambito dell’Ecofin sul tema del patto di stabilità. Questo perché le regole scansate con il Covid e la guerra torneranno in scena nel 2024. Ma saranno le stesse, saranno più dure o tutto il contrario?
Si percepisce dell’ansia nei vari discorsi pronunciati dai big three in questa situazione, ovvero il Ministro dell’economia Giorgetti, il vicepremier Tajani ed il titolare per il PNRR Fitto.
Giorgetti chiede che con il patto di stabilità si escludano la transizione verde, il digitale e la Difesa (definita una spesa non voluta) dal debito. Si preme quindi per uno sconto sugli investimenti.

Tajani chiede che il commissario Gentiloni tuteli l’Italia e “faccia la sua parte”. Fitto teme per il ritorno delle regole del vecchio patto di stabilità, il che sarebbe un grande problema per l’Italia.
Tête-à-tête
Da un lato l’Italia con il suo appello al cielo, dall’altro una Germania che, più che di patto di stabilità, sembra parlare di patto di rigidità.
Vero che l’austerity oppure, dal lato opposto, una nuova deroga sarebbero il risultato di un mancato accordo, che non è mai bene. Ma i timori rimangono, giacché tutto può succedere.
Ad oggi, la Commissione UE sembra accogliere l’idea di una revisione del patto di stabilità, anche se con alcuni argini: il deficit Pil rimane al 3%, il debito al 60%.

Si teorizza però un nuovo meccanismo, ovvero una programmazione di bilancio di medio periodo (4-7 anni). Si sta parlando inoltre della rimozione della correzione automatica del debito.
Il senso del tempo
L’UE vuole però anche migliorare il saldo strutturale, alzandolo di almeno 0,7%, tutto però in un quadro macroeconomico che non è roseo, anzi.
Motivo per cui Giorgetti chiede che l’UE abbia il “senso del tempo” nell’elaborazione del patto di stabilità.
Questo perché il governo italiano ha molti task in agenda, sia di forza maggiore, se pensiamo alle varie transizioni da compiere e alla perpetua necessità di adeguarsi alla macchina europea, sia di pura politica interna.
Quest’ultimo aspetto non può che rimandare a due colossi tematici, ovvero le pensioni e la natalità.

Tutte sfide che impegneranno la manovra in fase di elaborazione e che renderanno questo “autunno di bilancio” uno dei più complessi.
Come affrontare tutti questi aspetti, in un momento di risorse scarse? Resta tutto da vedere.




