Economia italiana in crisi: la ripresa economica passa per la Glass-Steagall

di Loris Tarli

“Nazionalizzazione delle sole banche commerciali al fine di assicurare la copertura dei conti correnti e i finanziamenti alle imprese strategiche, produttive e d’interesse sociale, congelamento di tutti gli assets  tossici lasciando la sorte di tutto il resto al mercato; nel frattempo investire in opere a lungo termine per riavviare gradualmente la ripresa economica” – questo potrebbe essere il futuro scenario più realistico a cui stiamo andando incontro, salvare l’essenziale e lasciare al loro destino i piccoli e i grandi speculatori.

Prima di fare il passaggio detto sopra dovrà essere attuata la Glass-Steagall – una riforma di cui si parla ormai da anni e che riguarda la “separazione” delle banche commerciali da quelle finanziarie. Un fenomeno che non rappresenta una novità ne per l’Italia, ne per l’America – facendo un passo indietro nella storia, infatti, possiamo evidenziare come in precedenza l’Italia aveva la possibilità di stampare moneta in base alle proprie riserve di oro e di controllare le banche ramificate nel territorio tramite la Banca D’Italia, che era dello Stato Italiano. Questo sistema, pur essendo fortemente accentrato, ha fatto sì che non si arrivasse all’attuale crisi.

In seguito, tuttavia, indirizzi politici internazionali hanno spinto anche il nostro paese a modificare le proprie regole sulla divisione delle banche commerciali da quelle finanziarie, sino alla privatizzazione della Banca D’Italia, che con l’entrata dell’Italia nell’Eurozona è stata espropriata della propria capacità di “battere moneta”.

La priorità è di modificare l’impianto di base della nostra economia, basata su un meccanismo di crescita continua, materiale e quantitativa. Una crisi strutturale, come oramai ci sentiamo dire da anni, richiede modifiche strutturali del nostro sistema economico.

In quest’ambito è fondamentale modificare i grandi indicatori della performance economica, come il PIL. Un’interessante speranza anche per il nostro paese nasce dal recente studio avviato presso il Cnel – l’analisi sarà costituita da due componenti: la prima, prettamente politica, la seconda di carattere tecnico/statistico. Ciò in quanto non è possibile sostituire il Pil con un indicatore singolo del benessere di una società e dell’economia.

Nel progetto Cnel-Istat l’Italia viene posta nel gruppo dei paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti, Olanda, Australia, Messico, Irlanda, Svizzera) che vogliono modificare i propri indicatori con dati statistici di qualità, alla cui selezione partecipano rappresentanti delle parti sociali e della società civile.

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