Sostenibilità: cambia la corrente o è un vento passeggero?
Speciale Fisco e Tasse
18 Novembre 2021

Sostenibilità: cambia la corrente o è un vento passeggero?

È sicuramente la parola del momento ma, come spesso accade per le parole, se ne sta perdendo già il significato intrinseco. Aveva ragione Keynes, quando sosteneva che tanto «nel lungo periodo siamo tutti morti» o è davvero arrivato il momento di rendere la sostenibilità un valore?

di Carla Nigro

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La sostenibilità è la parola chiave degli ultimi tempi, si potrebbe quasi arrivare a dire che sia diventato un termine troppo “inflazionato”, che viene declinato in molte versioni: la sostenibilità aziendale, quella economica o ancora quella ambientale. 
Secondo Celestina Diminelli «La sostenibilità è una prospettiva importantissima e strategica; rappresenta l’asse portante per lo sviluppo del nostro futuro, ma non bisogna abusarne». Dunque, sostenibilità intesa come “visuale”, la cui caratteristica più importante e che la rende così trasversale è l’assenza di confini. 

I primi studi sulla sostenibilità

Ma facciamo un passo indietro, da dove è partito l’input. 

Senza dubbio si deve fare riferimento al Rapporto Brundtland del 1987: tale rapporto puntava ad evidenziare punti critici e problemi globali dell’ambiente dovuti alla grande povertà dei Paesi Meridionali e ai modelli di produzione di consumo non sostenibili dei Paesi Settentrionali; la criticità era identificata nello sviluppo che deve soddisfare i bisogni nel presente senza però compromettere la possibilità delle generazioni future di accontentare i propri. Il rapporto evidenziava dunque la necessità di attuare una strategia in grado di non trascurare l’aspetto ambientale nello sviluppo, in modo tale che i bisogni attuali fossero soddisfatti senza però compromettere la possibilità delle generazioni future di accontentare i propri. 
Sebbene siano passati diversi anni, il tema della sostenibilità adesso trova sempre più spazio, in virtù anche di altri diversi scenari caratterizzanti i nostri tempi. 

La sostenibilità diventa quindi il risultato di azioni generate da varie interconnessioni di argomenti e la presenza di molteplici attori è alla base. Risulta evidente la trasversalità di questo termine, e di conseguenza di come sia possibile applicarlo anche all’economia.
È appena il caso di sottolineare come l’attività d’impresa potrebbe fare da volano per una sostenibilità intesa ad ampio spettro; diventare sostenibili nei processi produttivi, nelle strategie e nella governance può scatenare un effetto domino sugli altri settori, giungendo ed educando anche il consumatore finale. 

Altra sfaccettatura interessante su cui riflettere è la sostenibilità intesa come valore, in primis da creare, e successivamente da rende condivisibile, non solo per gli stakeholders ma anche per i portatori di interesse non economici. La creazione di valore e la conseguente condivisibilità hanno come fattor comune l’approccio: interpretare e generare la creazione di valore, nel lungo periodo. 
Ed è proprio qui che, nonostante si spinga verso una creazione di valore sul lungo termine, inteso come mettere in condizione le generazioni future di soddisfare i propri bisogni, che ci si scontra con l’opinione di John Maynard Keynes, celebre economista britannico, secondo cui «nel lungo periodo siamo tutti morti». 

Sicuramente un’affermazione ironica e molto provocatoria, ma se ci si sofferma un attimo, perfettamente in equilibrio con il concetto di sostenibilità: è vero, nel lungo periodo non ci saremo, ma se mai c’è un inizio, mai ci sarà un prossimo raggiungimento di obiettivi. Dunque, quest’affermazione non è altro che un’esortazione a guardare il futuro in un’ottica decisamente più appropriata. 

Quali i prossimi passi?

Da qui dunque è appena il caso di sottolineare le misure di politica che devono intercorrere ed intervenire nel presente, per dare l’opportunità alle generazioni future, di appagare le proprie necessità, così come indicato precedentemente. 

Delineato un po’ il concetto di sostenibilità, sarà opportuno specificare che questo cambiamento deve partire dalla base: non basta cambiare il modo di produzione se non viene cambiato il modo di consumo. I destinatari di questo progetto di innovazione sono principalmente i ragazzi, in ogni caso tutti coloro che intendono farsi carico dei valori del lungo periodo. 
Rapportando la sostenibilità ad una cultura organizzativa d’azienda, il principio ispiratore dovrà essere rappresentato dall’adozione di opzioni strategiche che vadano nella direzione dell’interazione e della condivisione della cultura organizzativa. Si prenda ad esempio il caso dello stilista Brunello Cucinelli, la cui azienda ha fatto dalla cultura etica e del rispetto della persona il suo più grande punto di forza. 

È possibile, infatti, definirlo come un precursore della sostenibilità in tutte le sue accezioni: ha creato un’opportunità competitiva anche nei confronti degli alti players presenti sul mercato, ma allo stesso tempo è stato in grado di diffondere un approccio educativo nei confronti dei suoi clienti, favorendo quindi una condotta sostenibile lungo tutta la filiera produttiva.
In conclusione, il tema della sostenibilità può essere sottovalutato se analizzato superficialmente, ma prestando attenzione a tutte le varie sfaccettature che lo caratterizzano, è possibile notare come, seppur la strada da intraprendere sia ancora lunga, possa generare benessere comune, con destinatari d’interesse di ampio raggio.