All’asta un raro dipinto di Magritte
Per molti anni è rimasto appeso alle pareti del museo dedicato all’artista nel cuore di Bruxelles, osservato da migliaia di visitatori come parte quasi naturale del percorso espositivo, ora però quel dipinto è pronto a lasciare il suo posto in galleria per entrare nel circuito delle grandi vendite internazionali: chi offre di più?
Il 5 marzo, a Londra, la casa d’aste Christie’s ha battuto all’asta uno dei lavori più rari di René Magritte, Les grâces naturelles, destinato a diventare il lotto di punta della vendita serale dedicata al Surrealismo, colma di opere sopraffine e di nomi altisonanti, con una stima che oscilla tra i 6,5 e i 9,5 milioni di sterline, a riprova di quanto il mercato dell’artista belga continui a crescere.
Il dipinto, realizzato nel 1961, non è mai stato offerto prima in asta, infatti negli ultimi venticinque anni è rimasto nella stessa collezione privata, ma dal 2009 era stato reso visibile al pubblico grazie a un prestito permanente al Musée Magritte, aperto proprio in quell’anno per celebrare uno dei protagonisti più influenti del Surrealismo europeo.
Il quadro appartiene alla fase tarda della carriera di Magritte, quando l’artista tornò a riflettere su alcune immagini chiave del proprio repertorio, infatti, come spiega Olivier Camu, vicepresidente del dipartimento di arte impressionista e moderna di Christie’s, all’inizio degli anni Sessanta il pittore belga riprese diversi motivi già esplorati in passato, rielaborandoli con leggere ma significative variazioni: in Les grâces naturelles riemerge così uno dei suoi soggetti più noti: l’ibrido poetico dell’“uccello-foglia”. Si tratta di una figura sospesa tra due identità, animale e vegetale allo stesso tempo. L’idea comparve per la prima volta all’inizio degli anni Quaranta, quando Magritte iniziò a dipingere una serie di immagini in cui gli uccelli assumono la forma delle foglie degli alberi, di cui uno degli esempi più celebri è L’Île au Trésor del 1942.
Il dipinto messo all’asta però introduce una variazione importante rispetto alle versioni precedenti, in quanto in molti lavori degli anni Quaranta gli “uccelli-foglia” si stagliano in paesaggi aperti, quasi sospesi nell’aria; qui invece Magritte li colloca davanti a uno sfondo fitto e compatto di fogliame, costruendo una superficie blu-verdognola che riduce la profondità dello spazio e accentua l’effetto di ambiguità. È proprio questa tensione tra due stati dell’essere a rendere il quadro tipicamente magrittiano, perché l’artista non era interessato soltanto a fondere elementi diversi, ma a suggerire un passaggio incompleto, un cambiamento che rimane sospeso. Gli “uccelli-foglia” sembrano pronti a spiccare il volo, eppure restano ancorati alla loro natura vegetale.
Il mistero visivo, che ha reso Magritte una delle figure più riconoscibili dell’arte del Novecento, oggi alimenta anche il suo successo sul mercato, e così, quando il martello di Christie’s scende a Londra battendo l’offerta più alta, Les grâces naturelles non è più soltanto un dipinto raro, ma diventa frammento di quella poetica dell’enigma che continua a sedurre collezionisti e pubblico anche a distanza di decenni.




