Zanabazar in mostra al MAO di Torino: il genio spirituale delle steppe mongole arriva in Europa
Fino al 7 aprile, il MAO Museo d’Arte Orientale ospita un evento di eccezionale rilievo culturale: per la prima volta in Europa vengono presentate due opere straordinarie del grande maestro mongolo Zanabazar. La mostra, realizzata anche grazie alla collaborazione con la Galleria Borghese, offre al pubblico un’occasione unica per avvicinarsi a una figura cardine del buddhismo e dell’arte dell’Asia centrale.
Nato nel 1635 nelle steppe della Mongolia, Zanabazar fu una personalità di straordinaria importanza religiosa e politica. Riconosciuto sin da bambino come leader spirituale con il titolo di Öndör Gegeen, fu il primo Khutuktu Jebtsundamba e massima autorità della scuola Gelugpa del buddhismo tibetano in Mongolia. La sua autorevolezza fu ulteriormente confermata dal V Dalai Lama, che lo identificò come reincarnazione dello studioso indiano Taranatha.
Durante la sua lunga attività, durata quasi sessant’anni, Zanabazar contribuì in modo decisivo alla diffusione della scuola Gelugpa, trasformando profondamente il panorama religioso e culturale della Mongolia del XVII secolo. Ma il suo lascito non si limita alla dimensione spirituale: fu anche un artista raffinato e innovativo, considerato il più grande scultore mongolo della sua epoca. Le sue opere, rare e spesso firmate — fatto inusuale nell’arte buddhista — testimoniano una straordinaria capacità di fondere estetica e devozione.
I due capolavori esposti, una raffinata Tara verde e un autoritratto in bronzo dell’artista in trono, provengono dal Chinggis Khaan National Museum e sono giunti in Italia per la prima volta in occasione di questa esposizione, dopo essere stati presentati a Roma. Inserite nel percorso permanente del MAO dedicato all’Asia meridionale e all’area himalayana, le opere dialogano con manufatti provenienti dall’antico monastero tibetano di Monastero di Densatil, importante fonte di ispirazione per l’artista.
Il progetto, intitolato “Zanabazar: The Wisdom of the Steppes. Capolavori del XVII secolo dal cuore della Mongolia”, rappresenta un passaggio significativo per il museo torinese, che colma così una lacuna nelle proprie collezioni introducendo per la prima volta opere di provenienza mongola. Allo stesso tempo, l’iniziativa si configura come un ponte culturale tra Italia e Mongolia, rafforzando il dialogo tra istituzioni museali internazionali.
In questa prospettiva si inserisce anche un futuro progetto espositivo previsto per l’estate 2026, che porterà a Ulaanbaatar alcuni frammenti del monastero di Densatil conservati al MAO, insieme a una rielaborazione dell’installazione multimediale degli artisti Ritu Sarin e Tenzing Sonam, dedicata alla figura di Virudhaka, il Re Guardiano del Sud.
Ad accompagnare la mostra, un catalogo edito da Silvana Editoriale raccoglie contributi istituzionali e saggi di esperti come Thupten Kelsang e Chiara Bellini, offrendo approfondimenti critici e un ricco apparato iconografico.
L’esposizione al MAO non è solo un evento artistico, ma un’occasione di incontro tra culture, epoche e visioni del mondo: un invito a riscoprire, attraverso la bellezza e la spiritualità, il patrimonio universale custodito nelle opere di Zanabazar.




