Tom Galle, l’artista che trasforma i loghi dei grandi marchi in armi
I loghi sono così radicati in noi che non vi prestiamo più attenzione. Fin dall’infanzia, appartengono così tanto al nostro panorama visivo che non li vediamo più. Questo è il motivo per cui l’artista newyorkese Tom Galle ha scelto di allontanarli dalla loro natura innocua per trasformarli in armi.

Già noto per il suo lavoro che mescola con disinvoltura l’identità dei marchi e quella delle persone, l’ultimo progetto dell’artista fa un nuovo passo: ha trasformato i loghi di Facebook, McDonald’s e Nike in vere e proprie armi contundenti, come ha svelato sul suo account Instagram: un piede di porco Facebook, un coltello Nike e un tirapugni McDonald’s.
Questo progetto denuncia la violenza insita nel monopolio esercitato da queste compagnie? Non proprio. L’artista non vuole cadere in facili critiche e vuole mantenere un lato leggero nelle sue creazioni. E magari i grandi emblemi della compagnie possono anche essere letti come oggetti di autodifesa.

Tom Galle è uno specialista della Internet Culture ed un creativo digitale, che mescola influenze tecnologiche contemporanee con opere d’arte espressive. Combinando insieme idee apparentemente disparate e sostenendole con un approccio ironico ed arguto, crea di fatto progetti di Meme Art. È lui che ha inventato la stanza Airbnb Netflix&Chill, i lacci da scarpe che caricano lo smartphone o la Mood Chat.
Intervistato da kaltblutmagazine sulla la web art risponde : “In termini molto ampi, la web Art di oggi è l’arte concepita per essere consumata su Internet. Gli esempi più semplici sono persone che ignorano la galleria e il museo e li sostituiscono con i loro account sui social media.

In un contesto artistico più ampio penso che il termine Internet art si riferisca principalmente a ciò che gli artisti hanno fatto tra gli anni ’90 e il 2010, usando gli strumenti di Internet per fare arte (siti web, gif, youtube ecc.).
L’era dell’arte post-internet è invece ciò che è seguito, ed è principalmente (per me) “Arte che è consapevole dell’esistenza di Internet”. Penso che sia l’ambito a me più adatto, in cui mi muovo meglio: indipendentemente dal tipo di lavoro (gallery, fotografia, app, ecc.), è come se fossi consapevole del pubblico online e dei modi con cui posso coinvolgerlo, di come devo presentare le mie opere, soprattutto attraverso i social media. Cerco di parlare la lingua di Internet e di attingere alle tendenze proprie di internet come la cultura dei meme, la cultura popolare, ecc.”




