Scegliere, guardare, lasciarsi contaminare: il viaggio di Performative 06

L’AQUILA – Tre giorni di immersione nelle arti performative sono quelli che sta vivendo in queste ore L’Aquila. Nella città Capitale italiana della Cultura 2026 torna dall’11 al 13 settembre la sesta edizione di Performative, il festival dedicato alle pratiche performative organizzato dal museo MAXXI L’Aquila. Più di cinquanta appuntamenti gratuiti animano gli spazi di Palazzo Ardinghelli, trasformato per l’occasione in un palcoscenico diffuso per ospitare artisti italiani e internazionali.
Il tema della sesta edizione è Combinatorie: una parola del lessico della matematica che racchiude l’idea di un incontro tra linguaggi artistici diversi – arte, danza, teatro, poesia, sperimentazione scenica – e quella di un pubblico chiamato a combinarne gli appuntamenti e costruirsi il proprio percorso di visita. Non c’è infatti un giro definito da seguire tra gli spazi del museo. Entri, osservi e scegli.
Parola d’ordine: contaminazione
Contaminazione: trasformarsi senza perdere la propria identità. Questo il senso della sesta edizione di Performative, come spiega Oscar Pizzo, pianista e docente alla sua prima curatela della rassegna.
Un principio che attraversa l’intero programma e che non riguarda soltanto l’incontro tra discipline diverse, ma anche il rapporto tra gli artisti, gli spazi del museo e il pubblico. La danza incontra la musica, il teatro si confronta con l’arte visiva, la parola entra in dialogo con il corpo e con lo spazio. Il risultato è una molteplicità di possibilità di visita, in cui ogni spettatore può costruire la propria esperienza. La contaminazione diventa così anche un invito a uscire dai confini abituali dei singoli linguaggi e a mettersi in ascolto di ciò che accade nel loro incontro.
Attraversando gli spazi di Palazzo Ardinghelli ci si accorge di quanto questa idea sia concreta: non si assiste semplicemente a una serie di spettacoli, ma si entra in un flusso continuo di linguaggi, corpi e suoni.
Lo spettacolo inaugurale non poteva che riprendere l’idea: Il combattimento tra Orazi e Curiazi di Giorgio Battistelli, quindici minuti di una performance a tutto tondo, dove i due interpreti utilizzano voce, corpo e strumenti musicali per rappresentare il duello tra romani e albani. Il tutto reso ancora più suggestivo dalla presenza dell’installazione Camouflage Nets dell’artista Ai Weiwei, lascito della mostra precedente.
La rete mimetica, che richiama le coperture militari utilizzate per nascondere e proteggere mezzi e postazioni durante i conflitti, diventa lo sfondo di un combattimento che appartiene invece a un passato lontano. Un accostamento che acquista ulteriore significato se si considera la presenza, nello stesso spazio, dell’opera luminosa Кому війна, кому мати рідна, che riprende un proverbio ucraino: “Per alcuni la guerra è guerra, per altri la guerra è una cara madre”. Il mito degli Orazi e dei Curiazi finisce per incontrare un’immagine contemporanea della guerra, creando una sovrapposizione inattesa tra passato e presente.
Gli eventi in programma
La programmazione di Performative 06 restituisce pienamente questa idea di contaminazione. Nei tre giorni della rassegna si alternano performance, danza, teatro, musica, poesia e sperimentazione, con oltre cinquanta appuntamenti distribuiti negli spazi di Palazzo Ardinghelli. Tra gli appuntamenti in programma, l’omaggio a Philip Glass, il Poema sinfonico per 100 metronomi di György Ligeti e l’August 2008 di Rä di Martino. Un susseguirsi di linguaggi e forme che trasforma il museo in un luogo in continuo movimento.
Tra i numerosi incontri, menzione d’onore per Jacob TV e The News: una rassegna video pop che unisce notizie di attualità, immagini televisive e musica, trasformando il flusso quotidiano dell’informazione in materia artistica. Sullo schermo si susseguono frammenti di cronaca, volti, dichiarazioni e immagini che appartengono alla nostra quotidianità, accompagnati da una composizione musicale che ne modifica ritmo e percezione. Il risultato è straniante: ciò che siamo abituati a consumare velocemente attraverso i mezzi di informazione viene rallentato, ricomposto e restituito come esperienza estetica. A tratti fa sorridere, quasi per la surrealtà degli accostamenti, ma lascia anche una domanda: quante cose vediamo ogni giorno senza riuscire davvero a guardarle? The News prende ciò che scorre davanti ai nostri occhi quotidianamente e, ricomponendolo, ci costringe per una volta a fermarci.
Alla fine della mostra, la vera combinatoria è quella che costruisce lo spettatore. Tra una sala e l’altra, tra un corpo in movimento e un’immagine, tra un suono e una parola, Performative chiede di scegliere cosa guardare, cosa ascoltare e da cosa lasciarsi contaminare.




