Università d’Estate sull’Intelligence 2026: tre giorni per abitare il futuro

Si è tenuta dal 3 al 5 settembre la sesta edizione dell’Università d’Estate sull’Intelligence, organizzata a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, dalla Società Italiana di Intelligence, con il patrocinio di Rubbettino, Formiche, Fondazione Italia Domani e Lions International. Tre giornate di confronto tra istituzioni, imprese e mondo della sicurezza che hanno portato al centro del dibattito una domanda sempre più attuale: come prepararsi a un futuro nel quale le trasformazioni tecnologiche, geopolitiche ed economiche procedono a una velocità crescente?
Ospitata nella Biblioteca Michele Caligiuri, l’iniziativa ha riunito partecipanti provenienti da diverse parti d’Italia, proponendo momenti di confronto dedicati ad alcuni dei principali nodi strategici del presente: il rapporto tra intelligence e magistratura, la capacità di prevedere il futuro, la sicurezza energetica, l’intelligenza artificiale, il rapporto tra intelligence e difesa.
Il confronto inaugurale ha coinvolto il direttore del DIS Vittorio Rizzi, il presidente del COPASIR Lorenzo Guerini e il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma Giuseppe Amato. La presenza di relatori provenienti dal mondo della magistratura e della sicurezza nazionale ha permesso di affrontare una questione centrale: la sicurezza nazionale non può essere separata dal quadro giuridico e democratico nel quale l’attività di intelligence si svolge. La conoscenza rappresenta uno strumento di protezione dello Stato, ma deve essere esercitata all’interno di regole precise.
Il secondo giorno ha spostato l’attenzione sulla capacità di prevedere e interpretare i cambiamenti. La tavola rotonda dedicata al futuro ha affrontato il problema di come trasformare l’incertezza in capacità di preparazione. L’idea emersa è che l’intelligence non possa limitarsi a registrare ciò che è già accaduto: deve sviluppare strumenti per riconoscere i segnali del cambiamento e costruire scenari possibili. Il futuro diventa così una vera e propria dimensione operativa dell’intelligence: megatrend, segnali deboli e possibili eventi di discontinuità diventano elementi da osservare per ridurre l’effetto sorpresa e migliorare la qualità delle decisioni.
La riflessione si è poi spostata su un settore particolarmente sensibile: l’energia. Il confronto dal titolo Energia e intelligence ha coinvolto rappresentanti di ENEA, ENI ed ENEL, mettendo in evidenza il rapporto sempre più stretto tra infrastrutture energetiche, sicurezza nazionale e capacità di resilienza del sistema produttivo. L’energia non rappresenta infatti soltanto una questione economica. La protezione delle infrastrutture strategiche e la continuità degli approvvigionamenti sono diventate componenti essenziali della sicurezza di un Paese.
Uno dei panel ha messo al centro il ruolo che l’intelligenza artificiale dovrebbe assumere nella sicurezza, nell’analisi delle informazioni e nella competizione tra Stati. Il tema si inserisce in una trasformazione che sta modificando profondamente il rapporto tra tecnologia, informazione e potere. Per l’intelligence, l’IA rappresenta contemporaneamente una nuova capacità di analisi e una fonte di nuove vulnerabilità. La questione non riguarda soltanto la possibilità di utilizzare algoritmi più potenti per elaborare grandi quantità di dati. Riguarda anche la capacità dello Stato di comprendere una tecnologia che può influenzare i processi decisionali, la sicurezza delle informazioni, la competizione economica e gli equilibri geopolitici. Da qui la necessità di mantenere centrale il fattore umano: l’intelligenza artificiale può aumentare le capacità analitiche, ma non elimina la responsabilità di chi interpreta le informazioni e prende le decisioni.
A chiudere i lavori è stato il confronto dedicato a Intelligence e difesa, con Barbara Carfagna e Antonio Uricchioa. Il panel ha riportato la discussione su due temi fondamentali quali il Future Law e le tecnologie del domani.
Al termine dei tre giorni, il risultato è stato aver proposto una visione dell’intelligence come cultura della conoscenza e capacità di preparazione. È emerso che il futuro dell’intelligence passa dalla capacità di leggere fenomeni diversi come parti di uno stesso scenario: dalla sicurezza energetica alla trasformazione digitale, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture strategiche, dalla difesa alla tenuta delle istituzioni democratiche.
La VI Università d’Estate si è chiusa con la consegna degli attestati ai partecipanti, ma soprattutto con la conferma di una necessità: in un contesto caratterizzato dall’accelerazione tecnologica e dall’incertezza geopolitica, la capacità di conoscere prima per decidere meglio è destinata a diventare una delle principali risorse strategiche dello Stato.




