Atlante geopolitico Treccani. Anno 2025: una geografia di guerra
Mentre il mondo cambia, l’occhio del buon geografo coglie tensioni dove ancora i confini rimangono invariati. A cosa può ancora servire un ingombrante volume ricco di mappe e dati? Se si sfogliano i volumi degli ultimi anni dell’Atlante geopolitico Treccani, si può notare come con minuziosa perizia si sia osservato un mondo, il Mondo, cambiare volto, abbandonare l’olivo per suonare la bucina.

In questi ultimi anni, è stato evidente anche all’occhio meno esperto, come si stesse lentamente incrinando il sogno di un occidente stabile, faro di democrazia e di uguaglianza. I venti di guerra sono tornati a soffiare e come mai dalla fine del Secondo Grande Conflitto si sono spinti ai confini dell’Unione. Mentre il Nord da landa desolata di ghiacci diviene nuova El Dorado e tornano le vie della seta, nuove e vecchie, non è più solo economico il conflitto ma si combatte, ancora una volta, con nuovissime tecnologie e vecchie strategie.

Anno di riacutizzazioni
Anche quest’anno la copertina dell’Atlante richiama la pace, in questo 2025 che, in un lineare prosieguo, ha visto un ulteriore peggioramento nello scontro tra Russia e Ucraina. E mentre ci si è resi conto che lo scontro tra Israele e Palestina, anche stavolta, non si sarebbe risolto; abbiamo visto scoppiare e rapidamente concludersi la guerra dei dodici giorni tra Iran e Israele. Il nucleare è ancora lontano dall’essere un tema su cui discutere solo per motivi di fabbisogno energetico.

L’Africa e l’Oriente
Nella ormai lontana primavera il Kashmir è tornato teatro di scontri tra India e Pakistan e sempre più a est si è assistito all’escalation della crisi di confine tra Cambogia e Thailandia. In Africa Occidentale continuano gli attacchi di Boko Haram che coronano ancora una volta la Nigeria e la regione del Ciad come una delle terre più pericolose e senza legge del nostro globo. E la Cina, gigante mai apertamente schierato seppur onnipresente.
Il 2025 segna una cesura silenziosa ma profonda: il mondo ha smesso di cercare un ordine e non sa ancora convivere con il disordine. Le potenze si urtano, le regole si moltiplicano, l’equilibrio si ritrae. Viviamo in un territorio intermedio, instabile e mutevole, dove potenza e fragilità coesistono. Non è la fine dell’ordine: è l’inizio di un ‘nuovo disordine mondiale’. La globalizzazione integra e divide, la tecnologia emancipa e domina, l’interdipendenza unisce e imprigiona. Nessuna potenza governa da sola; il mondo è una mappa in movimento, un sistema senza architetti, la forza non garantisce più sicurezza. Il passaggio da un mondo unipolare a uno oligopolare è in corso, ma non è ancora compiuto e questo genera disordine.
Dalla prefazione al volume del 2025

Anche quest’anno l’autorevolezza della direzione scientifica è incarnata da Ettore Francesco Sequi che ci ha ormai abituato a trovare in quest’opera un’affidabile bussola per orientarci in un mondo che, ogni anno che passa, è sempre meno riconoscibile.




