La festa nazionale della Serbia: tra rivoluzione e Costituzione
Il 15 febbraio, la Serbia celebra la propria Festa nazionale, conosciuta anche come Dan državnosti (Giorno dello Stato). La ricorrenza unisce due momenti chiave della storia nazionale: l’inizio della Prima rivolta serba contro il dominio ottomano nel 1804 e la promulgazione, nel 1835, della prima Costituzione moderna del Paese, tra le più liberali dell’Europa dell’epoca.
Le celebrazioni ufficiali si estendono su due giornate e comprendono cerimonie istituzionali, discorsi delle autorità, eventi culturali, deposizioni di corone e commemorazioni pubbliche dedicate ai protagonisti della storia nazionale.
Dal punto di vista geografico e geopolitico, la Serbia occupa da secoli una posizione di snodo nei Balcani, ponte naturale tra Europa centrale, orientale e Mediterraneo. Nel Medioevo fu uno dei principali baluardi contro l’espansione ottomana verso l’Europa, ma tra XIV e XV secolo subì una serie di sconfitte decisive che culminarono con la caduta di Smederevo nel 1459 e l’inizio di quasi quattro secoli di dominio turco. Nei secoli successivi, l’élite politica e militare serba venne progressivamente eliminata o marginalizzata e la popolazione cristiana sottoposta ad un rigido sistema di discriminazioni giuridiche e fiscali.
Molti serbi abbandonarono i centri urbani e si rifugiarono in regioni montuose, dove iniziarono a dedicarsi alla pastorizia e ad un’agricoltura di sussistenza. Il controllo ottomano, tuttavia, fu costantemente segnato da tensioni e rivolte, spesso alimentate —direttamente o indirettamente— dall’intervento delle potenze europee, in particolare dell’Impero asburgico.
La scintilla che portò alla Prima rivolta serba fu il cosiddetto Massacro dei Knetz del 1804. I dahije, giannizzeri ribelli che avevano assunto il controllo della provincia, ordinarono l’esecuzione di decine di notabili serbi nel timore di un’insurrezione popolare. L’operazione repressiva si rivelò un errore fatale: la popolazione reagì imbracciando le armi sotto la guida di Karađorđe Petrović. Quella che iniziò come una ribellione contro i giannizzeri si trasformò rapidamente in una vera guerra d’indipendenza.
Dopo il fallimento della prima insurrezione, una Seconda rivolta scoppiò nel 1815 sotto la guida di Miloš Obrenović, portando all’autonomia di fatto della Serbia. Lo status autonomo fu riconosciuto ufficialmente dall’impero ottomano nel 1830, mentre la piena indipendenza internazionale arrivò solo nel 1878, con il Congresso di Berlino.
Il 15 febbraio ricorda anche un altro passaggio cruciale: l’adozione della Costituzione di Sretenje nel 1835. Redatto da Dimitrije Davidović, introdusse la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e sancì principi ai tempi rivoluzionari come la libertà personale, l’inviolabilità della proprietà e la libertà di culto. Ispirata ai modelli costituzionali francese e belga, fu uno di testi più avanzati dell’Europa del tempo.
Proprio questa modernità ne decretò però la fine. Le grandi potenze conservatrici —Russia, Austria, Impero ottomano e Prussia— ne imposero l’abrogazione dopo pochi mesi. Nonostante la sua breve esistenza, la Costituzione di Sretenje resta un simbolo duraturo dell’aspirazione serba alla libertà, allo Stato di diritto e all’autodeterminazione nazionale.
Appare quindi evidente come il 15 febbraio rappresenti molto più di una semplice ricorrenza storica: è il giorno in cui la Serbia celebra l’origine della propria statualità, nata prima dalla ribellione e poi dal diritto. Una data che continua a ricordare come l’indipendenza non sia stata solo conquistata con le armi, ma anche pensata e scritta nelle leggi.




