Alla scoperta di Vanuatu, un hub geopolitico nel Pacifico
Nel Sud Pacifico, nei pressi della costa nord-orientale dell’Australia, per oltre 1300km si estende Vanuatu, un arcipelago di circa ottanta isole indipendenti. Una parte di mondo apparentemente innocua, ma che cela un grande potenziale geopolitico e soprattutto un invisibile mistero che lo rende preda dei più disparati interessi militari, economici e politici.
Oltre ad essere la patria del bungee jumping, questo particolare Stato insulare, con capitale a Port Vila, è un vero e proprio paradiso di opportunità. Tra coste bianche e paesaggi mozzafiato, piccole città di pescatori e territori di origine vulcanica, quello che affascina di più di Vanuatu è la sua posizione strategica.
Un paradiso fiscale nel blu oceano
Dagli anni Novanta in poi oltre ad essere divenuta meta indiscussa del turismo internazionale, Vanuatu è stato convertito in un paradiso fiscale a cielo aperto, nel blu dell’Oceano. Dalle leggi bancarie meno severe, all’assenza di tassazione sui redditi personali o societari, è diventato un polo di attrazione commerciale per chi vuole evitare gli obblighi di comunicazione agli organismi internazionali di controllo.
A ciò si aggiunge il fatto che lo Stato delle ex Enedi ha sviluppato un programma di cittadinanza economica. Basta pagare una somma di denaro (di solito da 100.000 dollari in su) per ottenere il passaporto del Paese. Nessuna residenza obbligatoria, nessun controllo rigoroso sui richiedenti. Questo significa avere possibilità di entrare senza visto in oltre 100 Paesi, tra cui anche alcuni in Europa e il Regno Unito. Molti dei nuovi cittadini vanuatani sono provenienti da Russia, Cina e paesi del Medio Oriente.
Cosa significa tutto questo? Il Paese ha sicuramente possibilità di fare leva sull’aspetto bancario e di cittadinanza per favorire l’entrata di capitale estero nel Paese, ma questo lo rende un sistema basato sull’esterno, fragile e poco trasparente. E sopratutto attira anche attività illecite, e questo può danneggiare la reputazione nazionale.
Situazione interna
Dal punto di vista della politica interna Vanuatu è estremamente in bilico. Crisi di governo si susseguono ogni 16 mesi. L’ultima, nel 2024, è stata causata proprio da accuse di corruzione legate alla concessione di passaporti a cittadini stranieri in cambio di tangenti occulte.
In questo contesto il Paese diventa facile preda dei giochi di potere internazionali in cui i cittadini venuatiani, quelli veri, osservano impotenti le manipolazioni politiche di Canberra e Pechino, senza poter fare nulla o riceverne benefici diretti.
Geopolitica e vicini ostili
Non mancano poi i problemi dal punto di vista di politica estera. L’attenzione su questo arcipelago nel Pacifico è anche una sfida tra interessi di Cina e Australia. Canberra considera Vanuatu sotto la propria influenza, data la posizione geografica non trascurabile ad appena 2000km dalle coste australiane. Pechino, invece, ha recentemente finanziato diversi progetti infrastrutturali nel Paese, ha offerto prestiti agevolati e costruito edifici governativi e persino una base militare “non ufficiale”.
L’obiettivo del Dragone rientra in un progetto più ampio e ambizioso di estendere la propria influenza nel Pacifico e controbilanciare quella americana. Sopratutto ora che gli USA sono impegnati nella questione dei dazi. Inoltre i vantaggi si estendono ad un appoggio politico da parte del Vanuatu alle Nazioni Unite o in altri forum internazionali e un accesso privilegiato per le sue imprese o interessi militari. Oltre che la possibilità di sorvegliare o influenzare rotte commerciali e zone di pesca.




