Leggere è diventato glamour?
Proveremo a rispondere a questa domanda.
Un tempo gesto intimo, oggi emblema di stile e connessione: i libri tornano protagonisti.
«Leggere in gruppo esiste da quando esiste la lettura», scrive Jenny Hartley, autrice e critica letteraria, in The Reading Groups Book.
Per molti, leggere è un momento di evasione dalla routine e un’occasione preziosa per riflettere e conoscere meglio sé stessi.
Ma la lettura è anche condivisione. Lo è sempre stata.
Lo è stata anche nell’immediato post-Covid: complice il tempo libero a disposizione e l’assenza di interazioni sociali, la pubblicazione di contenuti letterari su Instagram ha vissuto una significativa impennata.
Da attività solitaria – magari sotto la luce soffusa di un abat-jour – a instagrammabile.
Oggi, sembra essere tornata di moda.
I social hanno trasformato il libro da un piacere privato a un’esperienza pubblica: estetica, racconto e condivisione si intrecciano.
L’hashtag #bookstagram accoglie milioni di post: un’enorme global community che ha la possibilità di scoprire nuovi autori, romanzi in uscita e generi letterari, il tutto accompagnato da feed curati e librerie da sogno degne della Trinity College Library.
Ciò che davvero fa la differenza è il dibattito che nasce tra i bookstagrammer – i creatori di contenuti digitali letterari – e i loro follower.
Un dialogo che, almeno in parte, compensa l’estetizzazione dell’oggetto libro e dell’esperienza di lettura.
Certo, non mancano le #adv, soprattutto per chi si occupa di recensioni letterarie: il rischio è quello di sponsorizzare un libro come si farebbe con un siero viso.
Leggere non può ridursi al «l’ho letto anche io» dettato dalla FOMO, né a dump curati, scatti editati, pile di libri coordinate con l’outfit.
Siamo davvero sicuri che non stiamo leggendo solo per il filtro giusto?
Glamour, sicuramente, ma proviamo a coglierne gli aspetti positivi.
Fenomeni come i Silent reading party – nati sui rooftop di New York e oggi diffusi anche sulle terrazze e le biblioteche del Bel Paese – testimoniano una costante ricerca di condivisione silenziosa, disconnessione dal digitale e autentico scambio di opinioni.
L’idea, nata e lanciata da lettori Millenials e Gen Z, è semplice: ci si incontra, si legge in silenzio, insieme, ognuno con il proprio libro.
In principio, ci si riuniva tra amici, oggi – dopo il successo e il passaparola nato dai social – è normale partecipare a questi eventi anche con perfetti sconosciuti.
La lettura, insomma, è uscita di casa.
Anche il mondo della moda ne ha colto il potenziale: non è trascurabile la recente attenzione del mondo del fashion verso questo fenomeno di glamourizzazione del leggere.
Negli ultimi anni, infatti, la moda ha riscoperto e celebrato la lettura come simbolo di cultura, eleganza, individualità e condivisione.
Mara Grazia Chiuri ha dedicato la collezione Dior autunno – inverno 2025/2026 all’Orlando di Virginia Woolf e al concetto di dinamismo degli abiti.
L’autrice nigeriana e vincitrice nel 2005 del Commonwealth Writers’ Prize – Chimamanda Ngozi Adichi – è stata il volto dell’iconica borsa Lady Dior edizione 95.22 della sfilata Autunno Inverno 2022/2023.
La campagna #GucciGift 2020 ha ambientato i suoi scatti in una biblioteca in stile anni ’40.
Ma il focus non è solo sulle passerelle o nelle campagne pubblicitarie.
Loewe – nell’autunno inverno 2021 – ha pubblicato A Show in a Book, inedito volume in omaggio allo scrittore, poeta e pittore statunitense Joe Brainard.
Miu Miu ha ideato e lanciato un vero e proprio Literary Club, dichiara la maison: «per promuovere il dibattito, nonché favorire la comprensione della storia e dell’educazione, centrali tanto nell’identità di Miu Miu quanto nella vita delle donne di oggi».
Dunque, la lettura è diventata glamour? Forse sì. O forse lo è sempre stata: semplicemente ce n’eravamo dimenticati.
Ciò che conta è che sia tornata – finalmente – al centro del discorso culturale e sociale.
Perché in grado di adattarsi ai linguaggi visivi, nonché alle tendenze digitali e al bisogno di ristabilire connessioni autentiche tra le nuove generazioni.
Non bisogna perdere di vista la storia da scoprire dietro la storia (di Instagram).




