L’ombretto azzurro : la sua gloria e la sua beffa
L’ombretto azzurro: un cosmetico da applicare alla tua peggior nemica, a chi interpreta la Madonna del presepe del paese o, con probabilità minore, alla “Steve McQueen” di turno. L’ultima ondata di moda femminile dell’Unione Sovietica è rappresentata da questo scintillante colore paradisiaco che ci dirotta in un mondo di dionisiaci eccessi; questo make-up ha cucito per sempre nella storia del cinema personaggi svampiti, potenti, beffardi e fatali. Nei casi di beffa ci incolla lo sguardo su chi lo indossa sulla metropolitana alle 8:30 del mattino con sgomento e stupore. Nei casi di gloria ci fa venire la voglia di indossarlo e passare alla storia. L’ombretto azzurro, portato alla ribalta da Monica Vitti negli anni Settanta ha definito personaggi femminili iconici e potenti nella loro vulnerabilità. Nell’iconografia del cinema moderno ricordiamo Angela in “A woman is a woman” di Jean-Luc Godard (1961).
Suzy Bishop (Kara Harvard) in Moonrise Kingdom del 2012 è una giovane stilosissima, come tutte le ragazze di West Andersen. Indossa un trucco azzurro scintillante che, in contrasto con i suoi capelli rossi, la renderà pura magia.
Layla (Christina Ricci) in Buffalo 66 è truccata di azzurro e con i suoi collant velati e il lucidalabbra incarna alla perfezione il perfetto stile degli anni ’90.
Divine, in “Pink Flamingos” del 1972, capolavoro del trash di John Waters, indossa l’iconico trucco celeste per tutta la durata della pellicola.
I personaggi che restano impressi per l’iconico makeup sono ancora tanti; tra questi, Ginger McKenna (Sharon Stone) la splendida pupa dei gangster che in “Casinò” del 1995 gioca al tavolo verde truccata di azzurro e rossetto rosso. Tre colori che la consacrano alla sensualità e alla bellezza, poiché la Stone è bellissima in quel film.

L’aspirante suora nell’ultimo film del regista Wes Anderson, “La trama fenicia” presentato in concorso al Festival di Cannes 2025 e in arrivo nelle sale italiane il 28 maggio trucca ancora di azzurro la protagonista ; l’alta intensità cromatica, quasi elettrica, ma anche l’abbinamento con un red lipstick tipico degli anni ’50, epoca in cui è ambientata la storia , rendono ancora una volta unica la protagonista. Personaggi sempre forti e vulnerabili. Liesl, infatti, non è semplicemente una giovane ragazza alle prese con palette colorate, ma una suora cresciuta in convento che tenta di recuperare il rapporto con un padre per così dire, oltre le righe. Colori iper pigmentati ad alto contrasto rappresentano l’opportunità di sperimentare, divertirsi cambiando sguardo e trovando sempre una nuova soluzione beauty per raccontarsi.
E ancora: Cleopatra, Madame Sin, e Isabella Rossellini in Blue Velvet ma anche da Christiane F. ne I ragazzi dello Zoo di Berlino. Insomma, questo pigmento è un buon alleato del cinema, poiché trucca da sempre personaggi estremamente diversi tra di loro ma con un unico destino: fluttuare tra la fantasia e la realtà, come fossero un lontano miraggio, e innocenti ma dannate, restare indimenticabili.




