Il crollo dei Licei tradizionali e la vertigine della scelta
Che nell’ultimo decennio, anche a seguito di una serie di interventi e modifiche dell’ordinamento scolastico, ci sia stato un netto calo delle iscrizioni nei licei tradizionali è fatto noto. Questa contrazione sembra giustificabile con un allargamento davvero considerevole del ventaglio di scelte che il futuro studente, appena tredicenne, può prendere. Tuttavia questo fenomeno, come sempre, presenta una causa multifattoriale di non immediata individuazione, che cercheremo in qualche modo di rivelare.

Alla ben poco veneranda età di tredici anni, pochi di noi sono davvero in grado di ricondurre la scelta del proprio percorso di istruzione superiore a una volontaria decisione. A metterci mano, e bocca soprattutto, furono i nostri genitori, con tutt’al più qualche pacifica ingerenza da parte dei docenti dell’epoca. La scelta, in fondo, era abbastanza semplice: Classico, Scientifico o Tecnico. Tre percorsi in grado di sintetizzare e in parte presagire il futuro radioso dei neo adolescenti. Medico, avvocato, ingegnere: vai al Classico; sogni il camice, vuoi fare l’architetto o raggiungere la Luna con uno shuttle di SpaceX? Vai pure allo Scientifico. Sei stato un disastro alle medie e mamma e papà sperano almeno che tu possa prendere il “pezzo di carta” prima di qualsiasi lavoro? Ecco che si apriranno le porte del Tecnico. Tutto sbagliato, eppure incredibilmente vero; almeno per quanto riguarda gli ultimi 50 anni. Oggi è tutto diverso.

Innanzitutto, la scelta è già complicata subito dopo le elementari (pardon! la primaria) perché nonostante il titolo di licenza media sia uguale in qualsiasi scuola della nostra penisola, i percorsi per raggiungerla si sono iperspecializzati anch’essi, con sezioni sportive, doppia lingua, tripla e carpiata. Ma affrontiamo una tragedia alla volta e saliamo i gradi dell’Istruzione concentrandoci sulle Superiori.
Non staremo qui a spiegare quali studi di settore vengono affrontati in ogni tipo di Istituto o Liceo che menzioneremo, tuttavia, cercheremo di mostrare come un’iperspecializzazione dei percorsi superiori sia già una prigione della quale, una volta rinchiusi, si porterà il marchio indelebile.

Per rendere meglio l’idea, la situazione attuale è la seguente, con nel dettaglio gli indirizzi di studio:
Licei: Artistico, Classico, Linguistico, Musicale e coreutico, Scientifico, Scientifico opzione Scienze applicate, Scientifico indirizzo sportivo, Scienze umane, Scienze Umane opzione Economico Sociale e last but not least Liceo del Made in Italy.
Istituti Tecnici. Settore economico: Amministrazione, finanza e marketing; Turismo. Settore tecnologico: Meccanica, meccatronica ed energia; Trasporti e logistica; Elettronica ed elettrotecnica; Informatica e telecomunicazioni; Grafica e comunicazione; Chimica, materiali e biotecnologie; Sistema moda; Agraria, agroalimentare e agroindustria; Costruzioni, ambiente e territorio.
Istituti Professionali: Agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; Pesca commerciale e produzioni ittiche; Industria e artigianato per il Made in Italy; Manutenzione e assistenza tecnica; Gestione delle acque e risanamento ambientale; Servizi commerciali; Enogastronomia e ospitalità alberghiera; Servizi culturali e dello spettacolo; Servizi per la sanità e l’assistenza sociale; Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; Arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Solo così, senza scomodare i percorsi triennali di Formazione professionale, arriviamo alla bellezza di 32 indirizzi di studio.
Che in qualche modo questa ramificazione sia lo specchio di ciò che effettivamente è diventato il mercato del lavoro non c’è dubbio. Però, sarebbe il caso di riflettere se in quel fulmine di vita che esplode dai 14 ai 18 anni, sia davvero necessario cristallizzare il proprio sapere in unica branca, rendendo il futuro così lineare. Direte certo che, in fondo, nulla vieta a un diplomato in Pesca commerciale di iscriversi a Giurisprudenza ma, in un momento in cui il tasso di natalità è in discesa e gli istituti perdono ogni anno un ingente numero di classi tra dispersione scolastica e basso numero di iscritti, viene da chiedersi se è questa la giusta strada. Era davvero così pessimo il vetusto sistema d’istruzione italiano?




