ll martirio di San Valentino, un paganesimo da tutelare
A Roma nella chiesa di Santa Maria in Cosmedian è conservato dentro una teca il cranio di San Valentino. La festa di San Valentino sostituisce il rito romano antico dei Lupercalia che andava dal 13 al 15 febbraio. In quei giorni i romani erano abituati a giorni di festeggiamento alquanto particolari che ci ricordano oggi i comportamenti e le parate degli affascinanti e mostruosi Krampus del nord Italia ed Europa.
Centinaia di sacerdoti nudi andavano in giro coperti da pelle di capre appena sacrificate frustrando tutti e tutte soprattutto le donne incinte per donare loro fertilità e buon auspicio. I coltelli sporchi di sangue venivano lavati con dei panni imbevuti di latte. Ci troviamo a febbraio- ultimo mese dell’anno- questo lasciava il passo a Marzo, mese nuovo di rigenerazione e purificazione .
La morte cioè il sangue di questi sacrifici veniva lavato via con il latte ovvero la vita. Il rito era potente , estremamente carico di significato simbolico. Arriviamo oggi al nostro “San Valentino” grazie al cristianesimo che trasforma un rito così potente in qualcosa di più soft :
“ah l’amour “.
Di San Valentino martiri cardinali nella storia ce ne sono stati svariati fusi tutti nella figura del primo morto a Roma nel 273 d.c decapitato dall’ imperatore Aureliano per aver celebrato un matrimonio cristiano. Nel 496 Papa Gelasio I elimina definitivamente i Lupercalia, racchiude la festa solo al 14 febbraio, anniversario della decapitazione del Santo e il giorno rimarrà dedicato all’amore. In amore si è sempre combattuto se seguire il cuore o la testa, a noi San Valentino quella l’ha lasciata e forse andarla a visitare magari proprio in quel giorno con la persona amata potrebbe essere molto più costruttivo di inutili festeggiamenti.
I Lupercalia
I Lupercalia ricordano il miracoloso allattamento dei due gemelli Romolo e Remo da parte di una lupa che da poco aveva partorito; Plutarco dà una descrizione minuziosa dei Lupercalia nelle sue Vite parallele. Venivano celebrati nella grotta chiamata appunto Lupercale, sul colle romano del Palatino dove, secondo la leggenda, i fondatori di Roma, Romolo e Remo, sarebbero cresciuti allattati da una lupa. Properzio accennò al culto di Luperco nella prima elegia del quarto libro delle Elegie, descrivendone in un verso l’origine, risalente a suo dire agli albori dell’Urbe.
I Lupercali potrebbero essere stati istituiti da Evandro, che aveva recuperato un rito arcade. Tale rito consisteva in una corsa a piedi degli abitanti del Palatino senza abiti e con le pudenda coperte dalle pelli degli animali sacrificati, tutto in onore di Pan, una delle figure pagane più belle tra i miti.
Molte altre storie miti e leggende vengono abbinati a questi tre giorni di festa. Purtroppo andati perduti per via del Cristianesimo, del resto era già trascorso un secolo dalla proibizione dei culti romani decretata per legge da Teodosio I.
La totale perdita del paganesimo strappa tutto alla cultura del Popolo Romano, è impensabile oggi poter mettere in atto certi vecchi rituali ma è obbligatorio conoscerli raccontarli per far sì che non vengano dimenticati. Molto più interessanti e carichi di significato rispetto ad una sciocca giornata come quella del 14 febbraio, sarebbero i giorni di festa spesi per andare sulle tracce della vera storia di Roma: pagana, forte e mitica ben lontana dalla grasse e lussuriosa Roma papalina.




