46 anni fa, la Rivoluzione khomeinista cambiò l’Iran
L’11 febbraio, l’Iran si troverà a celebrare il 46esimo anniversario della Rivoluzione, instaurata nel 1979 dall’Imam Ruhollah Khomeini. Quest’ultimo cambiò radicalmente il volto dello Stato, ponendo fine alla monarchia della dinastia Pahlavi e dando vita alla Repubblica islamica.
L’Iran prima della Rivoluzione
Il periodo immediatamente precedente alla Rivoluzione del 1979 fu cruciale, in quanto risvegliò il bisogno di un cambiamento.
Erano gli anni Sessanta e l’Iran si trovava nel mezzo di una severa crisi, tanto di natura politica quanto economica. Con la cosiddetta Rivoluzione bianca del 1963, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi — al trono dal 1941 — decise di mettere a punto una serie di riforme, conformi alla politica liberale e anticomunista degli Stati Uniti.

Questa linea generò l’ostilità di un’ampia fetta dell’opinione pubblica, specialmente di intellettuali, religiosi e studenti. La situazione si inasprì nel 1977, quando esplosero le rivolte in piazza, con cui la popolazione intendeva opporsi non solo alla nuova politica della monarchia, ma anche alla corruzione e alla crisi economica da essa provocate.
In questo momento di estrema tensione, l’ayatollah Ruhollah Khomeini si preparava alla rivoluzione.

11 febbraio 1979
Dopo 15 anni di esilio, Khomeini rientrò in Iran, dove venne accolto con entusiasmo dal popolo, che già lo conosceva molto bene, dopo aver ascoltato le sue audiocassette mandate dalla Francia e con cui aveva diffuso le sue idee.
L’11 febbraio 1979, approfittando della fuga di Pahlavi e del primo ministro Bakhtiar, nonché del disimpegno dell’esercito dalla lotta, l’ayatollah assunse il potere grazie alla forza militare dei pasdaran.
Si nominò quindi capo del Consiglio rivoluzionario, racchiudendo nelle proprie mani il potere politico e religioso, secondo la dottrina del velayat-e faqih. Così l’Iran divenne una Repubblica islamica, destinata a durare fino a oggi, sotto la Guida Suprema di Alì Khamenei.





