Kazakistan. Dalla cultura nomade all’eredità post-sovietica
“Un viaggio in Kazakistan è un’immersione in un mondo dove l’assurdità e la bellezza coesistono, eredità della distruzione post-sovietica.” scrive lo scrittore Tino Mantarro nel suo reportage Nostalgistan, che ci racconta gli stan nel cuore dell’Asia Centrale. Un viaggio in Kazakistan che mostra l’assurdità, ma anche la bellezza, lasciata dalla distruzione post sovietica. Un’estetica che colpisce, seppur nella sua desolazione, lasciando distese di polvere e popoli con una gentilezza e ospitalità disarmante. La cultura del Kazakistan è profondamente radicata nel suo passato nomade, caratterizzato da tribù che attraversavano le vaste steppe centrali dell’Asia. Questo stile di vita ha dato origine a una visione del mondo unica, con costumi e tradizioni distintive che si sono evolute nel corso dei secoli.
Nonostante la transizione verso una vita più sedentaria nel XIX e XX secolo, molti aspetti della cultura nomade sono ancora presenti nella società kazaka contemporanea. Un elemento centrale della cultura kazaka è la yurta, una dimora portatile che riflette l’adattabilità e l’ingegnosità dei nomadi. Composta da una struttura di legno coperta da feltro, la yurta può essere montata e smontata rapidamente, facilitando gli spostamenti alla ricerca di nuovi pascoli. Oltre alla sua funzionalità, la yurta ha un profondo significato simbolico, rappresentando il legame con la terra e l’universo. Il “shanyrak”, la parte superiore della yurta, è così venerato che è raffigurato nell’emblema nazionale del Kazakistan.
La musica occupa un posto speciale nella cultura kazaka, con strumenti tradizionali come la dombra, un liuto a due corde, e il kobyz, un violino a due corde, che accompagnano canti e racconti epici. Il “kui” è un genere musicale distintivo in cui il musicista narra storie attraverso la melodia della dombra, evocando leggende e fiabe popolari. Questa tradizione musicale è stata tramandata oralmente per generazioni, mantenendo viva l’eredità culturale del paese.
La letteratura kazaka ha radici profonde nella tradizione orale, con epopee come “Korkyt-ata” e “Oguznam” che raccontano storie di eroi e miti antichi. I poeti, spesso accompagnati dalla dombra o dal kobyz, partecipavano a competizioni poetiche chiamate “aytys”, simili alle moderne battaglie rap, dove l’abilità nell’improvvisazione era altamente apprezzata. Abay Kunanbayuly (1845-1904), considerato il padre della letteratura kazaka moderna, ha integrato elementi della tradizione kazaka con influenze della poesia russa e mondiale, creando una sintesi unica.
Le tradizioni kazake sono intrinsecamente legate alla vita nomade e all’ospitalità. La generosità verso gli ospiti è una caratteristica distintiva, con rituali e cerimonie che riflettono il rispetto per gli antenati e la comunità. Ancorati alla tradizione da secoli ormai sono, ad esempio, i giochi a cavallo, come il “Kokpar” e il “Kyz Kuu”, testimonianze viventi dell’abilità equestre e dello spirito competitivo dei kazaki. Attraverso questi giochi, i kazaki celebrano l’importanza del cavallo nella loro storia e cultura.




