Apprendere dai grandi, intervista ad Elio Pecora
Elio Pecora nasce a Sant’Arsenio nel 1936 ma si trasferisce a Roma nel 1966: poeta, scrittore, critico e saggista…campano di nascita, romano d’adozione. Oggi abbiamo la fortuna di scambiare con lui qualche domanda per ripercorrere alcune tappe della sua carriera.
Salve Elio, la ringraziamo da subito per la sua disponibilità. Nel 2011 venne pubblicato “Nel tempo della madre”, nel 2017 ebbe luce “Nel tempo della madre e altre poesie perse e disperse” completo delle prima due stanze; per quale motivo non uscirono prima?
Chiesi a Biancamaria Frabotta di leggere quel poemetto ancora inedito. Volevo che fosse letto da una donna, che non solo faceva anche lei poesia, ma si occupava con passione della realtà femminile. L’amica lesse entusiasta, ma consigliò di eliminare le prime due strofe: le riteneva superflue. Allora mi lasciai convincere ma, quando anni dopo l’editore mi propose di ripubblicare il poemetto, fui del parere che quelle due strofe iniziali erano necessarie, così come s’erano prospettate alla prima stesura.
“Dunque solo a Roma e nella libreria Bocca, scopro in me una notevole propensione mondana e un’insaziabile curiosità”.
La libreria Bocca è stata per lei un luogo dove ha avuto modo di relazionarsi con tantissimi personaggi del panorama culturale, ha un ricordo in particolare rimasto lucido nonostante il passare del tempo? Un personaggio che magari l’ha colpita più degli altri.
Venivo da Napoli e da studi universitari di giurisprudenza assai poco amati, ma soprattutto da fittissime letture. Nei miei diari, e in un fascio di poesie salvate dalle mie spietatezze, c’era già molto di quel che due anni dopo sarebbe confluito nel mio primo libro scritto nel 68 in Baviera e pubblicato nel ’70 da Cappelli. Il lavoro di otto mesi, nel 67, nella libreria Bocca a piazza di Spagna, mi fece mettere da parte definitivamente le mie malinconie. Passavano in tani in quella libreria dalle grandi vetrine stracolme di libri preziosi. Ma i miei amici vennero dopo e solo qualcuno di loro conobbi in quella libreria.
Ricordare qualcuno in particolare?
Sostavano spesso, a volte anche per lunghe conversazioni, molte celebrità e non solo della letteratura, da Parise a Bassani, da Fellini a Ingrid Bergman, da De Chirico a Cacci.
Ricordare una sola persona che mi colpì più di altre?
A ripensarci mi torna in mente la madre di Feltrinelli, una signora altera e sprezzante come un alto ufficiale tedesco, e per di più portava il monocolo.
Pierpaolo Pasolini: cosa l’ha colpita di un genio come Pasolini e un ricordo a lui legato.
Ho scritto più volte di lui e dei suoi libri, prima e dopo la sua morte. Ammiravo la sua indomabile energia, amai molto il suo cinema, quello che va fino a La ricotta e al Vangelo. Ricordo la sua voce flebile, la sua gentilezza. Ricordo una lunga conversazione sul terrazzo della sua casa a Sabaudia. Avevo qualche giorno prima scritto di “Lettere luterane” nella mia rubrica su “La voce Repubblicana” e me ne ringraziò. Ricordo di aver cenato con lui e con. Moravia, ancora a Sabaudia, due settimane prima della sua morte.
Televisione e cultura. Ha collaborato con la RAI, conosce benissimo il rapporto che intercorre tra cultura/televisione, com’è cambiato questo rapporto nel corso degli anni?
Ho collaborato a lungo a Rai Due, Rai Tre, Rai per gli Stranieri, Rai Dipartimento Scuola-Educazione. Non ho mai collaborato alla Televisione, salvo rare apparizioni in programmi non miei. Per Radio tre ho recensito decine e decine di libri di prosa, di poesia, di saggistica; Per Rai Due curai vari programmi del mattino in puntate dedicate fra l’altro ai rapporti fra poesia e musica, poesia e scienza, poesia e stagioni. Per la Rai degli stranieri ho parlato di poeti e scrittori italiani trascurati o dimenticati. Per il Dipartimento Scuola-Educazione ho curato programmi in numerose puntate su svariati temi e argomenti, fra cui “Un romanzo e una regione”, “Fiabe e facole nelle regioni italiane”. Quanto alla radio sapevo e so che i programmi migliori vengono tuttora seguiti e ascoltati da un numero notevole di persone. Riguardo alla televisione, come spettatore posso affermare che la moltiplicazione delle reti a favore del facile intrattenimento, con l’eccezione di alcuni canali, ha accresciuto la generale confusione e favorito l’assopimento verso tutto quel che ancora chiamiamo cultura.
Figura del poeta al giorno d’oggi. Siamo nell’era dei social e degli influencer, che ruolo ha avuto, che ruolo ha e che ruolo potrà avere nei prossimi anni in una società come quella odierna.
Una massa enorme di persone, in tutti i paesi e i continenti, si nutre delle parole dei cantautori. Le folle delle arene cantano con il cantante. Milioni e milioni di persone hanno dunque bisogno di parole che dicano i loro bisogni e i loro sentimenti. Finanche nei discorsi parlamentari, addirittura al Quirinale, si citano versi e versetti di canzoni. Dunque guardo a quei testi come alla “schiuma della poesia. Ad una massa che va subito trattenuta e intrattenuta quei testi bastano. Ma la poesia – quella che Italo Calvino definiva come “l’imbuto in cui passa il mondo”, quella che bisogna rileggere e lasciarne scaturire emozioni dense e parole colme – chiede altro per durare. A questo badano quei pochi che si eleggono poeti per una mai sazia ricerca di sé nell’altro, per una vocazione che mentre strema e illude si promette come un dono. Al momento, in questi anni governati dal rumore, assisto a un moltiplicarsi di libri di versi. Sono tanti, più di una truppa, più di un esercito, quelli che si presentano come poeti. Quanto alla poesia, rara avis, continua a volare alta sui tanti che la occhieggiano. Non dubito che seguiterà a volare e che si concederà ai pochi che riescono per poco o per molto a raggiungerla.
Rimanendo in ambito poesia, da dove e quando nasce l’amore per la scrittura?
Nasce molto presto, per amore delle parole, perché si è certi che le parole ci significano, ci conducono. Di sicuro nasce con la lettura; ci si invaghisce di un poeta, si sente che ci sta parlando, ci sta guidando verso una vita più vera. La poesia nasce, come ogni arte, e come ogni azione umana di qualche rilievo, da un confronto. E Il confronto, e qui la scuola può tanto, deve costituirsi con quel che nel tempo è andato manifestandosi, per forma e per sostanza, come degno di durata.
Un consiglio da lasciare a chi si approccia a scrivere i primi versi.
Anzitutto possedere un buon numero di parole, apprese nella loro necessità e riflettute nel loro etimo. Quindi la lettura partecipe, accanita, e non solo di poesia. Ne “Il bosco sacro” T.S.Eliot raccomandava di leggere gli autori maggiori per sapere a che si può arrivare, e alcuni minori per sapere da che bisogna guardarsi. Vale quel che scrive Pascal: “Le sthile est l’homme”. Quel che chiamiamo poesia è il frutto di una personalità viva e complessa, che cerca e si cerca instancabilmente.
C’è ancora qualcosa che vorrebbe fare nella sua vita e che non ha avuto il coraggio o la possibilità di fare?
E’ tanto e troppo quel che non ho fatto e che vorrei poter fare. Ho nostalgia non della vita vissuta, di quella che non ho avuto la possibilità di vivere. Intanto sono ben cosciente di aver vissuto intensamente e attentamente quel che mi è toccato e questo mi basta e mi pacifica.
Domanda personale prima dei saluti, qualora non avesse intrapreso la sua carriera cosa avrebbe fatto nella vita?
Possedevo un vero talento, quello del canto: una voce dotata e l’orecchio assoluto richiesto per la musica. L’ho saputo nella prima adolescenza proprio quando compresi che bisognavo di parole, e di quelle della poesia, per rispondere alle mie domande e alle mie attese.




