La Grande Guerra raccontata dal Samurai Napoletano
Eventi
3 Agosto 2023

La Grande Guerra raccontata dal Samurai Napoletano

Harukichi Shimoi, il camerata samurai tanto amato dall’esercito italiano e poi dai Fasci di combattimento, ripercorre minuziosamente la storia militare italiana nella sua opera, non più sconosciuta, "L’Italia durante la Grande Guerra" (Idrovolante Edizioni).

di Jasmine Gheorghe

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“Io non sono uno storico, né tantomeno uno stratega” è l’incipit non di un libro di storia, bensì di una storia d’amore e propaganda per l’Italia.

Dopo aver pubblicato i suoi scritti a puntate sul quotidiano giapponese Nihon, Harukichi Shimoi (intellettuale e poi militare) decide di rendere l’opera il primo volume di una trilogia, L’Italia contemporanea

Siamo negli Anni Venti e Shimoi, mosso da un’italianità che risale ai suoi studi accademici, ha già toccato il cuore di molti personaggi (primo fra tutti, D’Annunzio), grazie alla sua dedizione in battaglia.

Le trincee, Fiume, fino ad arrivare alla Marcia su Roma. Ecco che tutte queste esperienze vengono racchiuse in una sorta di diario personale, L’Italia durante la Grande Guerra, curato da Simone Guidi (trovatore dell’opera) e offerto devotamente a Benito Mussolini, da parte di Shimoi stesso.

L’opera è divisa in due parti. La prima si concentra sulla Grande Guerra, dunque sulla disfatta di Caporetto, sul generale Cadorna, sulla grande ritirata e poi sul generale Diaz. La seconda tratta invece il Biennio Rosso, le politiche del Ministro Nitti e infine l’impresa di Fiume.

Non solo, nel libro si narrano anche le vicende più specifiche di personaggi (o meglio, martiri) come Sauro, Battisti, Toti. Il tutto con una minuzia ed empatia (pensiamo agli scambi epistolari scelti ed inseriti con cura) che dimostrano, oltre che una vicinanza politica, una vicinanza umana alla realtà italiana dell’epoca.

Il vero amore di Shimoi è però il Mezzogiorno. A 32 anni ottiene infatti la cattedra di Giapponese all’Orientale di Napoli, specializzandosi poi nell’opera di Dante e di alcuni poeti partenopei. 

Dopo aver imparato il dialetto (e persino le canzoni!) del posto alla perfezione, l’appellativo di Samurai napoletano è più che logico. Il dialetto gli torna utile nel periodo che passa con gli Arditi, che lo chiamano Dimonios “per la ferocia con cui combatteva”. 

Qui, nei giorni di riposo, Shimoi insegna le arti marziali a tutto il reggimento e racconta storie e poesie giapponesi, traducendole in napoletano.

Il daimyō Imagawa Yoshimoto (Wikipedia)

Shimoi è un particolare anello di congiunzione tra il fascismo ed il Bushidō, il codice dei Samurai. Nella prima filosofia, lo scrittore ritrova i principi cardine della seconda.

Questi ultimi sono rappresentati da 7 virtù: Integrità, Cortesia, Coraggio, Onore, Compassione, Onestà e Dovere.

L’analogia tra fascismo e bushidō non è poi così sbagliata, anche perché entrambi i codici rimandano in qualche modo al mos maiorum romano.

Forse è proprio questo il motivo per cui la riscoperta del personaggio di Shimoi è una fortuna, aldilà delle critiche politiche che può fare l’occhio contemporaneo.

Pur non dimenticando che da un lato si parla di filosofia di vita e dall’altro di fanatismo propagandistico, è incredibile come sia avvenuta una fusione di questo tipo, attraverso i continenti. Basteranno poi 20 anni per far diventare questo impensabile duo un trio, con il Patto Tripartito del 1940: l’asse Roma-Tokyo-Berlino.