Un Museo della Shoah a Roma, per coltivare la memoria
Sangiuliano annuncia 4 milioni già quest'anno. Il Museo Nazionale della Shoah di Roma si sta avviando sul serio, grazie al voto unanime del Senato. Niente più intralci per il progetto nato quasi trent'anni fa.
Dopo il voto unanime del Senato, la legge per la creazione del primo Museo Nazionale della Shoah in Italia passa all’esame della Camera. Si tratta di un progetto vecchio quasi trent’anni che si sta finalmente avviando, ma che ne sarà della Fondazione già esistente?
Musei della Shoah in Europa
Teatro di una delle più grandi tragedie della storia, l’Europa è oggi costellata di luoghi della memoria, e così deve essere.
Si parte ovviamente dalla Polonia con Auschwitz-Birkenau, per arrivare alla Casa di Anna Frank nei Paesi Bassi. C’è poi la Germania con Berlino, la cui architettura moderna è volutamente contaminata dai memoriali e dalla street-art, idem in Austria.
Insomma, molte strutture in Europa possiedono una voce che ci comanda di ricordare quello che è accaduto un tempo.

In Italia, troviamo il Museo Ebraico di Roma ed il Campo di Fossoli (ex campo di smistamento), vicino Carpi. Il problema è che non è presente nessuna struttura di portata nazionale-istituzionale che porti il nome di “Museo della Shoah”.
Non ancora.
Da Onlus a Museo vero e proprio
Ad oggi, il progetto di maggiore rilievo è probabilmente la Fondazione Museo della Shoah di Roma, la Onlus nata nel 2008, nonché principale promotrice della costruzione del Museo effettivo.
In altre parole, si organizzano mostre e attività didattiche, ma non esiste ancora una struttura permanente. Da qui sorge l’esigenza di un Museo Nazionale nella Capitale, che farà passare la Fondazione sotto il controllo del Ministero.
Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura, ha annunciato una spesa pari a 4 milioni di euro per i finanziamenti dell’anno corrente, 3 milioni per il 2024, 3.050 milioni per il 2025 e 50.000 euro annui a partire dal 2026.

Era ora
La storia del progetto per il Museo della Shoah è lunga e travagliata. L’idea sorge nel 1997, ma il suo avvio viene annunciato nel 2005, da Veltroni.
La zona scelta per la costruzione è un’area di Villa Torlonia, accanto alla casa di Benito Mussolini, un affronto diretto. Nel 2013, ben 24 società partecipano all’appalto, ma poi si inizia a dire di spostare tutto all’Eur. E nel 2015 si ritorna a Villa Torlonia.
Il progetto rallenta notevolmente, raggiungendo una situazione di stallo che dura fino al 2019, nonostante quanto annunciato dalla sindaca Virginia Raggi.

Quando l’architetto Zevi dichiara che l’iter amministrativo è praticamente concluso, arriva il lockdown. Dopo anni di fatiche, nel settembre 2021, viene finalmente avviato il cantiere.
Oggi il Museo della Shoah è quasi legge. Il Senato si augura che la Camera approvi tutto con la stessa diligenza e rapidità, anche perché non ci sono motivi per non realizzare un progetto dal valore simbolico-storico così alto.




