Per Speranza, ma anche per Franceschini, siamo degli alieni
Il ministro Dario Franceschini ha di recente scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, chiedendo di ripensare le regole per l’accesso a cinema, teatri e sale da concerto e per la partecipazione a spettacoli dal vivo. Resta sottointeso il possesso di green pass valido e l’obbligo di indossare la mascherina durante le manifestazioni culturali. Pare invece che la decisione sia stata di nuovo rimandata al prossimo mese, ma intanto gli artisti si sfogano.
La richiesta
Nel comunicato stampa del Ministero della cultura si legge: «Vi chiedo di valutare la possibilità di regolare l’accesso a cinema, teatri e sale da concerto e la partecipazione a spettacoli dal vivo prevedendo, per gli spettatori, il requisito del possesso di “green pass” valido e, fermo restando l’obbligo di indossare la mascherina per la durata dell’evento, di considerare altresì la possibilità di rivedere le misure di distanziamento interpersonale, consentendo un più ampio uso delle capienze degli spazi». Ad oggi, infatti, la capienza consentita per gli eventi in oggetto non può essere superiore al 50% rispetto a quella autorizzata per la singola sala, ed è comunque previsto un limite di 1000 spettatori per gli spettacoli all’aperto e 500 per quelli in luoghi chiusi. Alla richiesta di Franceschini di riportare al 100% la capienza in teatri, cinema e musei, Speranza avrebbe invece rimandato la decisione a una più approfondita e completa valutazione della curva epidemiologica. Della stessa idea sarebbe anche Draghi, rinviando quindi la questione a un nuovo esame, il 1° ottobre.
Il sindaco di Milano e la campana di Speranza
Anche Beppe Sala si unisce al coro e chiede «di dare finalmente ascolto a un settore che è in pratica fermo da quasi due anni e che chiede semplicemente di poter tornare a fare il proprio lavoro». In un post sulle sue pagine social il sindaco spiega «A questo punto della campagna vaccinale e dopo che il Governo ha introdotto una serie di misure di contenimento dei contagi che permettono agli italiani, ad esempio, di poter andare allo stadio o di potersi sedere in un ristorante al chiuso grazie al Green Pass, credo sia giunto il momento di dare finalmente ascolto a un settore che è in pratica fermo da quasi due anni». Sala chiede infine che le regole sulla capienza vengano equilibrate, evitando estremismi come eccessive restrizioni o assenza di regole.

E gli artisti?
Nel frattempo, c’è chi prima di musica viveva, che si trova ora costretto a rimanere fermo e ad aspettare decisioni dall’alto. Parliamo non solo degli artisti ma anche e soprattutto di tutte quelle categorie di lavoratori dello spettacolo che da quasi due anni hanno pagato le spese della pandemia. Nelle parole di Cosmo (pubblicate sul suo profilo Instagram), che ha rimandato i tre concerti previsti per gli inizi di ottobre, si percepisce tutto lo sconforto e la frustrazione provate da chi si trova costretto ad allontanarsi ancora una volta dal giorno del ritorno alla normalità: «Credevamo – e lo abbiamo fatto prima ancora che il Governo si esprimesse nel merito – che l’utilizzo del Green Pass potesse essere un veicolo per ricongiungerci alla normalità e anche un mezzo per spingere la comunità (e soprattutto le fasce più giovani) a vaccinarsi. […] Per questo siamo rimasti delusi dal modo in cui certi provvedimenti sono stati messi in atto finendo per trasformare quella che di fatto era un’opportunità in una minaccia e dando vita a un paradosso: mentre i concerti sono sempre di più militarizzati, controllati a vista, pieni di vincoli e regole da seguire, fuori dalle arene dedicate alla musica sembra sia possibile fare tutto quello che da decreto risulterebbe vietato nei nostri eventi. Un paradosso, ripeto, che comincia a essere fortemente offensivo per tutte quelle persone che fanno parte di questo settore e che pur dovendo continuare a pagare tasse, bollette, affitti e quant’altro, hanno visto le possibilità di svolgere il proprio lavoro limitate al massimo».




