Batterio killer, dopo la soia tocca ai germogli di aglio, broccoli e fieno

di Enrico Ferdinandi

Sembra quasi una soap opera quella che i giornali propongono ogni giorno in merito alle cause dell’epidemia che sta terrorizzando l’Europa intera (forse con fin troppi allarmismi). Quest’oggi sotto accusa sono finiti i germogli prodotti in una fattoria biologica della bassa Germania ed uno in Svezia. Oltre ai germogli di soia sono finiti sotto accusa anche quelli di broccoli, fieno ed aglio.

Nonostante ciò anche dopo questa “supposizione” gli esperti non si sono detti in grado di spiegare come sia avvenuto il contagio, al centro delle analisi vi sono quindi adesso quattro germogli e tanta paura nella popolazione. Paura che potrebbe esser evitate se si ridimensionasse il ruolo che un giornalista deve avere, render noto lo sviluppo di una ricerca è doveroso ma farlo che un megafono e con la voce acuta ed impaurita non è di certo il modo migliore. Bisognerebbe ricordare agli italiani che questo modo di fare non è culturalmente costruttivo, quando si hanno delle ipotesi si deve mantenere la calma e ponderare sapientemente sull’agire. Limitarsi a puntare il dito su qualcosa solo per sentirsi più al sicuro, lontano dall’imminente pericolo non serve. Per essere al sicuro si deve esser coscienti e coscienziosi. Quest’oggi il Messaggero ha parlato di germogli di broccoli, aglio e fieno greco, nell’azienda tedesca incriminata dopo la chiusura alcuni dipendenti hanno poi contratto l’infezione. Si è più volte fatto notare che il picco dell’epidemia sembra esser passato, ed è pur vero che non si può dire che i risultati delle analisi in corso da settimane siano definitivi. Nella produzione della ditta della Bassa Sassonia rientravano 18 tipi di germogli. Insomma 35 decessi sono un numero esiguo, c’è naturalmente rammarico nel sapere che queste persone siano morte per un virus di cui ancora non sappiamo il perché si sia diffuso ma è il caso che giornalisti e lettori capiscano che quando si legge o si scrive una notizia si deve sempre evitare di ipertrofizzare le parole adattandole a ciò che la realtà effettivamente rispecchia.

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