Arrestato Mladic: l’ex generale serbo è accusato di genocidio e crimini di guerra

di Federico Cirillo

La lunga latitanza del “boia di Srebrenica” è terminata, dopo dieci lunghi anni, ad 80 km da Belgrado dove lo attendevano le manette. Ratko Mladic, l’ex capo militare dei serbi, accusato dal Tpi (tribunale penale internazionale) di essere coinvolto in torture, abusi, violenze sessuali e percosse nei confronti di musulmani di Bosnia e per aver creato nei centri di detenzione condizioni studiate per un annientamento fisico di quest’ultimi, è stato arrestato nei pressi di un villaggio della regione di Volvodina, nascosto e protetto nella casa di un suo lontano cugino.

L’arresto è avvenuto nel corso di un’operazione delle forze di polizia che, adesso, stanno accertandosi della vera identità dell’uomo attraverso l’analisi sul Dna: inizialmente, infatti, Mladic avrebbe affermato di chiamarsi Milorad Komadic per tentare di aggirare il mandato di cattura. Un Mladic malridotto, quello consegnatosi agli agenti della Bia – i servizi di sicurezza di Belgrado  – senza opporre alcuna resistenza (seppur armato di due pistole): avrebbe problemi ad usare una mano, il che, unito alle difficoltà verbali ostentate davanti al Tribunale Speciale dell’Aja, fanno pensare alle conseguenze di un ictus; <<Non era nemmeno capace di dire correttamente come si chiamava>>, ha affermato l’avvocato Milos Saljic. Intanto sull’arresto, si rincorrono dichiarazioni contrastanti: se da un lato Ue e Nato si affrettano a sottolineare l’importanza dell’operazione – <<è un importante passo avanti per la Serbia e per la giustizia internazionale>>, secondo l’Alto rappresentante Ue – dall’altra gruppi nazionalisti di estrema destra, vicini all’ex comandante, mostrano tutto il loro dissenso, sventolando bandiere nere e arrivando a affiggere, sul cartello di ingresso a Lazarevo, un foglio a lui inneggiante (con la scritta “Ratko eroe”), fino, addirittura, a paragonarlo ad un Garibaldi serbo. Adesso la parola e le azioni passano al Tribunale dell’Aja, di fronte al quale Mladic dovrà rispondere, oltre che delle suddette accuse, anche dei tentativi di occultamento di esecuzioni dei musulmani bosniaci a Srebrenica, con la tumulazione in luoghi isolati dei corpi: <<Mladic faceva parte di un’associazione per delinquere il cui obiettivo era l’eliminazione o la rimozione permanente dei musulmani e dei croati bosniaci o della popolazione non serba di vaste aree della Bosnia Erzegovina>>, questo quanto riportato dal Tribunale stesso.

 

Fonte articolo: Ventonuovo

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