Milano: ispettore capo della polizia di stato morto suicida in questura

E’ passato poco più di un mese da quando un altro uomo in divisa si era tolto la vita nel capoluogo lombardo, proprio nelle medesime circostanze, come fosse un copione da seguire: era stato una agente del Comando della Polizia Locale di 51 anni, di cui avevamo riferito con un lungo articolo  che affrontava il tragico problema dei suicidi tra le forze di polizia.
A nulla è servito augurarsi di non volersi trovare ancora a scrivere di fatti di cronaca come quello, perché questa mattina Sandro Clemente, originario di Penne (AQ),  48 anni, ispettore capo, è stato trovato morto negli uffici della Squadra Mobile della Questura a Milano, dove prestava servizio. L’uomo,  che oggi era di turno festivo, si è suicidato con la propria pistola d’ordinanza. La macabra scoperta  è toccata farla ad un collega, che lo ha rinvenuto riverso a terra, nel suo ufficio e ha lanciato l’allarme facendo accorrere altri colleghi che sono rimasti sconvolti per la scena che si è presentata davanti ai loro occhi.
Sandro Clemente viene ricordato dai colleghi come uomo mite e attaccato al dovere, dalla vita personale e professionale “irreprensibile”. Nato in Abruzzo e residente a Monza con la moglie, era entrato in polizia come agente nel 1989, arrivando al grado d’ispettore per concorso. La sua carriera era stata svolta prevalentemente alla squadra mobile,  occupandosi anche di minori e di criminalità straniera. Era sposato ma  fortunatamente (in questo caso) non aveva figli a cui un evento del genere avrebbe stravolto la vita.

Nel suo ufficio Clemente ha lasciato due lettere: una indirizzata alla famiglia e ad un collega andato in pensione, ed un altra  ora al vaglio della magistratura e sulle quali  viene mantenuto il più stretto riserbo, ma di cui si dice non sia affatto breve e che ora si trova al vaglio dell’autorità giudiziaria. Il servitore dello stato ha voluto lasciare la sua vita  in solitudine, scegliendo il luogo in cui per anni aveva lavorato con rettitudine, in un periodo in cui tradizionalmente dedicato agli affetti e a ritrovarsi con familiari  e amici, in un giorno festivo in cui la questura è  semivuota,  in un orario prima dell’inizio del  turno di lavoro.
Perché questo rituale?
Difficile pensare sia casuale, perché decisioni come queste non si prendono all’ultimo minuto, ma sono sicuramente il tragico epilogo di un lungo e sofferto travaglio che nessuno, in famiglia o sul lavoro ha saputo o voluto cogliere.
Troppo spesso, in casa o nei luoghi di lavoro,  si vivono rapporti superficiali in cui ognuno vive  immerso nei propri pensieri, nei propri problemi, dimenticando di guardare il padre, il fratello,   l’amico o semplicemente il collega negli occhi per osservare e cogliere quei segni premonitori che, chi platealmente oppure chi riservatamente lancia prima di giungere al gesto estremo.
l’Ispettore Sandro Clemente, se n’è andato con la stessa riservatezza con cui conduceva i suoi rapporti con amici e colleghi.
Il Questore di Milano, Luigi Savina,  da poco a Milano con questo incarico, ma proveniente dalla Squadra Mobile della stessa questura, che verosimilmente conosceva l’ispettore suicida per averlo avuto come suo collaboratore nel periodo in cui ne era il dirigente, ha così commentato: “Gli accertamenti sono tutt’ora in corso ma da quanto è emerso al momento sappiamo che alla base del suo tragico gesto non ci dovrebbero essere questioni di salute o personali. Il collega attraversava probabilmente un periodo di fragilità e noi purtroppo non siamo riusciti ad accorgercene”.
Ma non si può certo escludere che il gesto estremo non possa essere stato influenzato, probabilmente, da una situazione di tensione che ultimamente coinvolgeva proprio il luogo di lavoro, interessato da tensioni sindacali e personali che  la scorsa estate aveva visto lettere anonime e poi trasferimenti, forse vissuti da Clemente con sofferenza.
L’Ispettore operava il suo incarico in un settore delicato  della polizia giudiziaria, che si interessa dei dei reati contro la pubblica amministrazione. Una sezione che un tempo era un fiore all’occhiello della polizia milanese, ma che ultimamente  era stata ridimensionata ed infine accorpata a quella che si occupa di rapine. Clemente, che ne era uno degli investigatori di punta, da tempo, forse per questi motivi,  aveva fatto domanda per ritornare alla sezione da cui proveniva, però la sua richiesta era rimasta inascoltata.  Il Questore Savina comunque, in proposito, ha escluso che il suicidio possa essere collegato a qualche caso scottante che si trovava per le mani.
Il questore tra le sue dichiarazioni ha precisato di voler dare  “assoluta e massima trasparenza  al caso”.  Ma ancora una volta debbo sottolineare,  come il  numero dei suicidi delle forze dell’ordine  sono allarmanti: in dieci anni  oltre 300 casi.
Ne consegue che non è necessario  essere uno psicologo specializzato per capire  che fare il  mestiere di poliziotto, carabiniere, finanziere ecc. non è un lavoro come un altro. I Ministeri interessati sottovalutano i dati in loro possesso e non vi sono degli studi seri ed approfonditi a livello universitario.
Quando si farà una seria prevenzione, che non vuol dire solo  al momento dell’incorporamento nei ruoli, ma periodici verifiche durante tutto l’arco della vita lavorativa,  a garanzia dell’incolumità personale e di chi vive vicino a questi soggetti.
Anche questa volta il fatto di cronaca non è sufficiente a far pensare che vi siano relazioni tra le motivazioni personali e quelle lavorative, ma sicuramente può diventare il pretesto per poter porre in evidenza un problema che diventa sempre più emergente.

 

Sebastiano Di Mauro
23 dicembre 2012

 

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