Rimane mistero sulla donna incaprettata in un appartamento a Milano: chiaro esempio di squallore urbano

Non tutto è chiaro sull’omicidio a Milano, dove è stata trovata uccisa una giovane donna in un appartamento di piazzale Lagosta. Dalle prime indagini e rilievi medico legali, pare non vi sia dubbio che la giovane sia morta in modo terribile, essendo indubbio che il decesso sia avvenuto per un incaprettamento.
Il cadavere, trovato in cucina a bocconi, era stato scoperto casualmente, in concomitanza di un’altro delitto, a seguito del quale una pattuglia della polizia era entrata in quella casa per una perquisizione, dopo l’arresto di un rapinatore. .
L’appartamento era abitato da Vincenzo Vergata, un pregiudicato di 56 anni, lo stesso che aveva compiuto la rapina in un supermercato nei pressi della sua abitazione, che a quel punto viene anche fermato per omicidio, compiuto probabilmente nel contesto di un  rituale sadico. La vittima si chiamava Laurenca Adelaide Lima, 44 anni,  originaria di Capo Verde.

L’uomo, che ha alle spalle problemi di droga, messo alle strette dagli inquirenti avrebbe fatte parziali ammissioni, ancora al vaglio degli investigatori della sezione omicidi della Squadra Mobile, che  stanno aspettando la conferma ufficiale sull’identità della vittima, che pare vivesse nel piccolo appartamento di Piazzale Lagosta,  dove sono stati rinvenuti i suoi documenti d’identità ed effetti personale, verosimilmente appartenenti alla vittima.
A casa dell’uomo è stato ritrovato un biglietto aereo per la Turchia, acquistato in una agenzia di viaggio in zona Lambrate, nella zona  dove si trova il Sert frequentato dal Vergata per ricevere il metadone, dati i suoi problemi di tossicodipendenza.
Il Vergata, nel suo palazzo viene ricordato per i suoi modi sgarbati e per condure una vita sregolata, schiamazzando fino a notte fonda. Da quando era arrivato lui, da circa due anni, la tranquillità di quella scala, dove abitano prevalentemente pensionati, era stata sconvolta dal via vai di gente a tutte le ore, solitamente con altri uomini, che ospitava. Solo ultimamente era comparsa la donna trovata morta.
La donna capoverdiana invece non era una sconosciuta.  Di lei nessuno sa dire nulla, era stata vista solo poche volte, ma sicuramente aveva le chiavi dell’appartamento perchè era stata vista rincasare da sola.
Una brutta pagina dello squallore di una vita vissuta ai margini della legalità, nel contesto urbano di una città come Milano, che dovrebbe essere, non dico esente, ma sotto controllo dal punto di vista sicurezza, dove i cittadini dovrebbero avere un maggiore dialogo con le forze dell’ordine, ma ancora una volta pare che su tutta prevalga la rassegnazione e la paura di denunciare casi come questi, che se presi per tempo avrebbero potuto evitare il tragico epilogo. A farne le spese, in questo caso,  è stata una donna straniera, forse ignara della sregolatezza dell’uomo, ma solo in cerca di un lavoro o semplicemente di un tetto per affrontare il rigore dell’inverno ormai alle porte.

 

Sebastiano Di Mauro
23 novembre 2012

 

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