Milano: arrestato il cappellano di San Vittore, per violenza sessuale e concussione

Di ieri l’arresto del cappellano del carcere di San Vittore, don Alberto Barin, 51 anni, avvenuto per violenza sessuale continuata e pluriaggravata e concussione.
Le accuse contro il religioso sono state mosse da sei detenuti stranieri i quali nel corso delle indagini hanno dichiarato che il prete aveva richiesto loro prestazioni sessuali in cambio di favori, ma ad inchiodare don Alberto sono le immagini  di una videocamera, che gli inquirenti, hanno autorizzato affinchè gli investigatori potessero riprendere le scene di violenza nell’ufficio del cappellano, situato all’interno del carcere.
I reclusi, secondo l’accusa,  erano costretti dal cappellano a soddisfare le sue richieste sessuali in cambio di beni materiali come sigarette, dentifrici o semplici promesse di dare parere favorevole alla scarcerazione.
Già l’estate scorsa la prima denuncia da parte di un detenuto africano, ma i fatti contestati  risalgono a un periodo di 6 anni, cioè a partire dal  2008, nonostante don Alberto Barin opera a San Vittore dal 1997.

La vicenda ha richiesto una grande prudenza da parte degli inquirenti e investigatori, ma le dichiarazioni del giovane recluso extracomunitario, il quale ha dichiarato di aver già subito violenza da parte di un altro recluso, erano chiare e nella sua deposizione ha pure precisato che non si è trattato di una sola volta.
Questo è quanto riferisce alla stampa il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, che da anni oramai  coordina il  pool che si occupa di reati sessuali.  L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Enrico Manzi ed il religioso è stato associato al carcere di Bollate, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Ora si indaga per scoprire quante, nella realtà siano state le vittime,  oltre ai sei già individuati. La tecnica usata per adescare i giovani detenuti erano sempre le stesse. Le sue richieste facevano leva sulle necessità dei detenuti all’interno del carcere, ma addirittura venivano contattati ed invitati nella casa esterna al carcere, come documentano  le immagini di un altra videocamera piazzata nell’abitazione privata di don Barin.
La Curia di Milano, come è ovvio che sia, si mantiene prudente e in un un comunicato ha fatto sapere: «esprime il proprio sconcerto e il dolore per l’arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di san Vittore sono contestati. Fin da ora manifesta la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione per le indagini».
C’è chi in casi del genere rimette in discussione il celibato dei preti, ma al di là del fatto dottrinale, discutibile da più punti di vista, rimane la quasi certezza che questa persona avrebbe potuto agire nella stessa mamiera anche se fosse stato sposato. Quindi il problema non è il celibato, ma l’aver utilizzato il suo ruolo all’interno della struttura penitenziaria, perchè per il resto si può anche intravedere un fenomeno di prostituzione maschile, come accade spesso fuori dalle carceri,  senza che mai nessuno punti il dito contro qualcuno, anche quando si tratta di persone in vista.
Nella vicenda si insinua anche  il fotografo dei vip Fabrizio Corona che dice che anche lui sarebbe stato oggetto di attenzioni «particolari» da parte di don Alberto Barin,  quando era detenuto a San Vittore:«Ci provò a toccarmi, promettendomi agevolazioni». Quesst’accusa è stata riportata nel suo libro «La mia prigione»  edito nel 2007, ma nessuno ci fece caso, tante erano le cose che si era abituati a sentire sul conto di Corona.
Comunque niente dito puntato contro don Barin, ma solo pietà cristiana per la  sua misera fragilità, senza peraltro escludere che parte delle vittime, tutte maggiorenni e capaci di intendere e volere, non siano stati consenzienti in un primo momento, evidenziando così, a loro volta, di essere vittime, più che altro, di un sistema degradato, dove per ottenere un beneficio o denaro non si esita a concedere l’uso de proprio corpo,  salvo poi riservarsi il diritto di  vendetta se si scopre di essere stati “ingannati”

Sebastiano Di Mauro
22 novembre 2012

 

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