Sesso, droga e preghiere: la vita di Riccardo Seppia, il prete pedofilo

di Enrico Ferdinandi

L’arresto di Don Riccardo Seppia fa tornare alla ribalta uno dei problemi più gravi e delicati con i quali la chiesa si ritrova a fare i conti negli ultimi anni: La pedofilia ad opera dei preti. Fenomeno che non solo rovina la vita di centinaia di futuri uomini ma inclina negativamente la propensione dei fedeli a fidarsi di persone che dovrebbero altresì incarnare dei valori e delle virtù in grado di migliorare la società, e permettere così agli altri di crescere spiritualmente e culturalmente.

Ci troviamo a Genova, Don Riccardo dopo esser stato indagato negli scorsi giorni per abuso di minori ora è accusato anche di uso e spaccio di sostanze stupefacenti in cambio di rapporti sessuali. Da intercettazioni telefoniche sono emersi dialoghi che lasciano poco spazio all’equivoco e che al contempo fanno riflettere sul grado di abbandono e decadenza nella quale sta candendo la nostra società: “Ho la neve, viene da me, basta portare il solito regalino”. “è tanto che non ti vedo, perchè non vieni a confessarti?” “è un bel ragazzo, me lo sc…”. Questi che avete appena letto sono alcuni degli sms che Don Seppia inviava ai ragazzi. Secondo quanto dichiarato dalle forze dell’ordine li preferiva con “problemi di dipendenza seri” così da poter meglio plasmare le deboli menti degli adolescenti a suo uso e, pare proprio il caso di dirlo, consumo.
Oltre a Don Riccardo ci sarebbero altri 3 indagati, ovvero un commerciante genovese ed un uomo di Milano, molto probabilmente colui che forniva la cocaina al prete, la cui identità non è stata ancora svelata. Inoltre in queste ore è sotto esame anche la vita di un ex seminarista di 40 anni, indagato per prostituzione minorile in quanto sarebbe stato lui il “procacciatore” di ragazzi tossico dipendi così disperati da concedersi carnalmente al prete.
Com’è facile da immaginarsi il mondo della Chiesa è in forte imbarazzato, per l’ennesima volta un prete si rende protagonista di atti totalmente distanti dai dogmi e dagli ideali che dovrebbero esser professati. Fatti come questo sono molto gravi specialmente in un epoca in cui le cerniere che dovrebbero tener uniti buon senso, responsabilità e rispetto della natura e dell’uomo sembrano esplodere sempre più pericolosamente. Gli uomini di fede, qualsiasi sia la loro religione, dovrebbero sostenere e rivitalizzare la società dando il buon esempio, peccato che non sia sempre così.
Il presidente della CEI e arcivescovo di Genova il Cardinal Bagnasco ha espresso “sconcerto e dolore”, manifestando “pienda fiducia nell’operato della Magistratura e fraterna vicinanza alla eventuali vittime e ai familiari”. Basterà solo questo? O ci sarebbe bisogno di più giudizio nella scelta degli uomini da destinare a tale compiti? Nonché un adeguato supporto e sostegno nella crescita morale e spirituale dei preti?

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