Ilva, 11 ottobre avvio spegnimento impianti: Quale futuro per Taranto?

Dopo il no della Procura e del gip al piano da 400 milioni per i primi interventi di risanamento della fabbrica, a Taranto è cominciato un vero e proprio conto alla rovescia per l’avvio allo spegnimento definitivo degli impianti dell’Ilva, che dovranno cominciare entro e non oltre l’undici ottobre.

Quest’oggi, secondo fonti interne, la dirigenza dell’Ilva sta effettuando una lunga serie di riunioni per mettere a punto la linea della società alla luce del nuovo provvedimento, è prevista difatti per le ore 17:00 una conferenza stampa durante la quale il direttore del siderurgico di Taranto, l’ingegner Adolfo Buffo, avrà il compito di replicare alla Magistratura. 
Buffo, che ha già dichiarato che: “Non è vero che l’Ilva non ha fatto nulla e che le prescrizioni della Procura e dei custodi sono rimaste lettera morta”, nel corso della conferenza fornirà elementi finalizzati a dimostrare che non è vero, come sostengono Procura e custodi giudiziali, e darà inoltre ai giornalisti anche un crono-programma indicante le cose già fatte e quelle da fare.

Ricordiamo ai nostri lettori che in merito agli effetti dell’ultimo provvedimento della procura, i pareri sono discordanti. Ad esempio il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, considera irrealistica l’ipotesi di chiusura entro cinque giorni, queste le sue parole: “E’ impossibile spegnere tutto in cinque giorni perché si tratta di impianti molto complessi. Ciò che chiede la procura è l’avvio delle procedure di spegnimento”.
Il ministro inoltre ha ribadito che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) sarà pronta la prossima settimana: “Stiamo completando la dichiarazione dell’autorizzazione e avremo già la prossima settimana i termini dell’Aia, che io renderò pubblici. Le prescrizioni che applicheremo a Taranto saranno le più severe che ci sono in Europa. Mi auguro che la Procura prenda atto delle misure scritte nell’autorizzazione”.

Il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, invece comprende le preoccupazioni dei lavoratori, ma si schiera al fianco di chi chiede che venga fatta chiarezza: “Sono d’accordo con la procura. Vogliamo che venga data una risposta su quando verrà ambientalizzata la fabbrica. La magistratura attende una risposta e c’è qualcuno che deve darle. Ho fatto un esposto alla magistratura quattro anni fa ed è il massimo di quello che potevo fare”.

Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti ha invece dichiarato: “Se hanno consentito di inquinare per 40 anni, possono aspettare 4 mesi. La cosa e’ molto semplice. Servono le regole con cui si produce acciaio in tutta Europa. Secondo me l’azienda non ha fatto abbastanza. Bisogna imporre all’Ilva di applicare le stesse regole, ne’ di più ne’ di meno, di quelle che si applicano in tutta Europa. Non ci sono soluzioni alternative. Ovviamente non si possono chiudere le produzioni perché, nel momento in cui si chiudono, le aziende che usano l’acciaio di Riva devono comperarlo da qualche altra parte. Non e’ che aspetteranno quando a Taranto si tornerà a produrre acciaio”.

Infine vi ricordiamo quanto detto in merito all’inquinamento prodotto dall’Ilva dai medici Filippo Anelli, segretario della Fimmg di Puglia e presidente dell’ordine dei medici di Bari, e Giulio Avarello, vicesegretario della Fimmg di Taranto pochi giorni fa:
“I ministri possono dire quello che vogliono, ma la scienza parla chiaro: l’aumento di tumori a Taranto e’ legato all’inquinamento. Questo aumento di tumori – afferma Anelli – è correlato all’inquinamento ambientale i ministri possono dire quello che vogliono. A Bari c’era una fabbrica di amianto, e si e’ registrato per anni un aumento di tumore al polmone, poi la fabbrica e’ chiusa e il dato dei tumori si e’ normalizzato. Via la fabbrica, via i tumori. Anche la magistratura d’altra parte la pensa così”.
“E’ pazzesco anche l’inquinamento alimentare – spiega Avarello – la diossina nell’ambiente, le polveri sottili, producono un aumento di tumori e di malattie respiratorie. Per non parlare del piombo: Uno studio dell’Arpa regionale con i medici di famiglia, presentato a Oxford che non ha avuto una eco in Italia ha trovato un’alta percentuale di piombo nelle urine dei pazienti tarantini, ma il comune di Taranto dice che non e’ dannoso. Invece e’ un altro dato inquietante. In certi quartieri di Taranto aumentano notevolmente le prescrizioni per farmaci tumorali e per malattie respiratorie, e addirittura le autorità regionali ci richiamano perché si registra una spesa eccessiva di farmaci, che sfora i limiti prefissati”.

Enrico Ferdinandi

8 ottobre 2012

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