Gravissime le condizioni del Giudice Giusti: riacceso dibattito sistema carcerario

Il tentativo di  suicidio del giudice Giancarlo Giusti, focalizza ancora di più il dibattito in corso sulla precarietà del sistema carcerario italiano, che ha visto quasi mille morti dal 2002 al 2012. Non è proprio normale e di cose che non funzionano ce ne sono tante sia per quanto riguarda i detenuti, che per il personale,  quotidianamente all’opera al suo interno, costituito da  100 mila donne e uomini che vivono e lavorano in quello che si può definire, senza esagerare, un inferno.

Il giudice Giusti ora si trova ricoverato, in condizioni  gravissime, all’ospedale San Paolo di Milano in prognosi riservata, dopo  che ha provato ad impiccarsi  nella sua cella del carcere di Opera, dove si trovava detenuto per essere stato condannato nei giorni scorsi  a 4 anni per corruzione aggravata a finalità mafiosa, a seguito della sentenza  emessa dal gup di Milano Alessandra Simion, che ha condannato altre tre persone,  tra cui l’avvocato Vincenzo Minasi.

Il giudice era stato sospeso preventivamente dal Csm, allorchè era stata accertata la sua collusione con la  cosca dei Lampada con escort e soggiorni di lusso. Sul diario informatico  sequestrato dagli  inquirenti all’epoca  delle indagini vennero trovate annotate  tutte le date dei viaggi di piacere che aveva effettuato. In una di queste annotazioni, relativa al 10 ottobre 2008, si leggeva: “due giorni a Milano fra donne, amore, vino e affari”.
Come merce di scambio per queste regalie, secondo l’accusa, il magistrato nominava, su segnalazione del clan, nell’ambito di procedimenti penali a lui assegnati, dei professionisti come periti. Inoltre era stato accertato figurasse come “socio occulto’ in una società off-shore, di cui era amministratore l’avvocato Minasi.  Questa società, si sarebbe aggiudicata nell’anno ’89,  5 lotti immobiliari ad un’asta.
Il giudice Giusti con una memoria difensiva aveva provato a spiegare le sue ragioni al giudice Alessandra Simion, nella quale aveva definito “disdicevoli” i “divertimenti” a cui si era lasciato andare e aveva chiesto scusa all’intera magistratura italiana, precisando però di aver mantenuta una condotta “integerrima” nel  ruolo di magistrato. In quanto ai suoi rapporti con i  presunti ‘ndranghetisti, aveva precisato: “Ho conosciuto in un periodo buio per la mia vita delle persone che ho considerato amiche”.
Questo fatto di cronaca tra l’altro ha suscitato anche qualche polemica a seguito dell’errata notizia diffusa in un primo momento da Eugenio Sarno,  Segretario Generale del Uilpa, nella in cui si affermava che a tentare il suicidio era stato il Giudice Vincenzo Giglio, coinvolto anche lui nell’inchiesta delle “’ndrine”. La notizia ribaltata su tutti i giornali e Tv aveva iniziato a circolare, fino a quando lo stesso Sarno non aveva diramato una rettifica, in cui si scusava per l’equivoco non dovuto a negligenza ma ad una errata notizia fornita da fonte attendibile.
Ma al di la della cronaca, che  pure rimane drammatica, bisogna registrare come detto in premessa l’altrettanta drammaticità del sistema carcerario. Fatti come questi accadono con una frequenza  incredibile, basti pensare che secondo i dati forniti dal Ministero di Grazia e Giustizia, ripresi dal  dossier “Morire di carcere” del Centro Studi Ristretti Orizzonti, emerge che il suicidio è la prima causa di morte (518, 56%); seguono la malattia (183, 20%) e una categoria ‘da accertare’, che raccoglie i casi per cui è in corso un’indagine giudiziaria (177, 19%). A questi si aggiungono 26 casi di overdose e 11 omicidi. In totale 915.
Da questi numeri sono esclusi i casi di morte in questura, Cie e arresti domiciliari, mentre sono compresi i decessi negli ospedali psichiatrici giudiziari e in istituti minorili.

Sebastiano Di Mauro
29 settembre 2012

 

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