Scattone torna in cattedra, polarità tra legge e morale

Scattone torna in cattedra, polarità tra legge e morale

scattoneROMA – Giovanni Scattone, condannato a 5 anni e 4 mesi nel 2003 per l’omicidio di Marta Russo, insegnerà psicologia all’istituto superiore Einaudi di Roma. La Cassazione, nel formulare la sentenza, decise di non applicare la pena accessoria di interdizione all’insegnamento nei suoi confronti, nel 2012, l’ex assistente di filososfia del diritto potè partecipare a un concorso a cattedra e – attraverso le norme presenti nel decreto ‘la buona scuola’ – aggiudicarsi il posto fisso.

La notizia ha lasciato l’amaro in bocca alla madre della studentessa uccisa il 9 maggio 1997: “E’ assurdo che continui a insegnare, non è la prima volta (Scattone svolse già alcune supplenze a partire dal 2011 – ndr), e ancora restiamo sconvolti. Non si può pensare che una persona del genere, che non ha neanche mai chiesto perdono, possa fare l’educatore. Tra l’altro con un posto fisso”. A fare da eco alla voce di Aureliana ci sono le perplessità dei docenti e dei genitori degli ex alunni di Scattone, cui si sommano quelle più recenti legate all’assegnazione del posto nel nuovo istituto.

In questa vicenda è chiara la polarità tra legge e morale; da un lato c’è la sentenza della Cassazione e l’insieme di mosse – tutte regolari – che hanno portato all’assegnazione della cattedra, dall’altro c’è la morale, che chiede una deroga a quanto sancito per iscritto e impedire al docente di insegnare. In questa dialettica prevarrà sempre la legge mentre i princìpi morali – seppur ritenuti ‘giusti’ – resteranno inascoltati e finiranno col divenire polemica fine a sé stessa, pronta suo malgrado ad essere facilmente strumentalizzata.

La legge, però, può essere modificata e plasmata anche secondo i dettami della morale: è possibile quindi trasformare questi ultimi in norme e renderli effettivi attraverso gli istituti di partecipazione politica, primi tra tutti i partiti. Laddove manchi volontà politica di procedere da parte dei rappresentanti, i cittadini possono avvalersi di altri istituti e forme di partecipazione come la petizione e l’iniziativa legislativa popolare; la prima è retta dall’art. 50 Cost.  (tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità); l’altra dall’ex art. 71.2 Cost. (Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli). Va detto che non sono molte le norme introdotte o modificate attraverso questi ultimi due istituti, ma rappresentano una via per provare a modificare la legge in modo organico e coordinato, evitando di far scadere la morale e l’etica in una nebulosa composta da una miriade di brontolii atomizzati nonostante vertano sullo stesso tema.

Davide Lazzini
9 settembre 2015

 

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