Egitto: strage tra fedeli

di Giuseppe Savo

Una nuova strage ha insanguinato il Cairo nella giornata di ieri.
Lo scontro si è verificato nel quartiere di Imbaba, intorno alla chiesa cristiana di Saint Mina, tra la comunità copta e quella islamica.
Secondo le testimonianze, alcune centinaia di musulmani avrebbero circondato la chiesa, chiedendo che fosse fatta uscire una donna appena convertitasi all’Islam ma trattenuta con la forza all’interno dell’edificio.

Dopo aver chiesto più volte alle guardie di custodia di rilasciare la donna, un gruppo di salafiti (gruppo religioso estremamente ortodosso e conservatore) avrebbe circondato la chiesa e attaccato le persone che si trovavano al suo interno, causando la morte di 11 fedeli e il ferimento di altri 150.
Solo l’intervento della polizia è riuscito a calmare gli animi, anche grazie all’uso della forza e di gas lacrimogeni che hanno disperso la folla.
Gli incidenti di ieri portano nuovamente alla ribalta il problema dell’integrazione tra la chiesa copta, che rappresenta il 10% dei fedeli presenti sul territorio egiziano, e la comunità musulmana, la più numerosa con oltre 50 milioni di credenti, pari all’80% del totale.
Da secoli continuano le lotte tra le due religioni, acuite negli ultimi anni dalle continue conversioni di cristiani copti all’Islam.
La situazione sembrava essere migliorata nei mesi scorsi dopo la cacciata di Mubarak, quando le due comunità si era unite nella protesta a Tahir contro il regime e a favore della cacciata del dittatore. Invece nulla è cambiato, ed è di nuovo tornato forte quell’odio che la notte del 31 dicembre scorso ha causato, in seguito un attentato estremista islamico contro la chiesa copta di Alessandria d’Egitto, la morte di 23 persone innocenti.
Emblematiche sono le parole del gran Muftì, la più alta autorità islamica del paese, che si è detto sconvolto per quando accaduto, e ha affermato come i responsabili delle violenze “non possono essere persone veramente religiose, né cristiane, né musulmane”.

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