Napolitano in Emilia: ”lo stato c’è”

Continua a tremare la terra in Emilia Romagna, l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato altre  scosse nella notte, tutte di lieve entità, al di sotto di 3 di magnitudo, anche se alle 3.47 del mattino si è verificata una scossa di 3,2 con epicentro ad una profondità di 8,3 km.

Ancora una volta ad essere colpite sono state le province di Modena, Mantova e anche quella di Reggio Emilia. L’ultima è stata avvertita stasera dalla popolazione in provincia di Modena. Le località prossime all’epicentro sono San Felice sul Panaro, Mirandola e Medolla. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’evento sismico è stato registrato alle ore 20 con magnitudo 3.3.
Quest’oggi si è recato in Emilia il Capo dello stato, Giorgio Napolitano, le popolazioni colpite dalla tragedia del terremoto. A Sant’Agostino, in provincia di Ferrara, uno dei comuni più colpiti dal sisma del 20 maggio scorso, il capo dello Stato è stato accolto da oltre 400 persone che lo hanno salutato con applausi e slogan di incitamento. Analogo entusiasmo è stato manifestato dagli abitanti di Sant’Agostino quando il presidente della Repubblica ha lasciato Sant’Agostino, ultima tappa della sua visita in Emilia dopo Bologna, Mirandola e Crevalcore.
Il messaggio che ha lanciato oggi il Capo dello Stato è un invito alla tranquillità, perchè: “Lo Stato c’è. Rialzeremo le vostre attività”, ha affermato Napolitano dopo aver annunciato di avere firmato il decreto con gli interventi urgenti da attuare e poi ha aggiunto: “casomai qualcuno si distraesse – aggiunge riferendosi a Governo e Parlamento – darò io la sveglia a chi vi dimentica. Ho sentito odore di speculazione, ma non ne vogliamo sapere”.
Il capo dello Stato ha infine lodato la laboriosità, lo slancio produttivo e la capacità di lavorare insieme che esprimono le caratteristiche delle belle genti dell’area colpita dal terremoto: “Finiranno le scosse e bisogna reagire con sangue freddo e autocontrollo per saper superare questo momento, come ne abbiamo superati altri”.

Enrico Ferdinandi

7 giugno 2012

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