Suicida il presunto killer del gioielliere di Prati

Suicida il presunto killer del gioielliere di Prati

ROMA – Si è impiccato poco dopo le 22.30 di ieri il presunto killer del gioielliere assassinato nel quartiere Prati lo scorso 15 luglio. A trovare il corpo senza vita di Ludovico Caiazza, 32 anni, sono stati due agenti in servizio presso il carcere romano di Regina Coeli. Il controllo del detenuto era effettuato ogni 15 minuti con obbligo di firma da parte dell’agente. L’ultima firma è quella delle 22.30. Alle 22.45, al controllo successivo, Caiazza è stato trovato con il lenzuolo attorno al collo legato alla grata della cella. Il medico, giunto immediatamente sul posto, non ha potuto fare altro che constatare il decesso.

Caiazza era stato fermato ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. Quando è stato bloccato aveva con sé il cellulare della vittima, una pistola addosso e un’altra nel borsone dove custodiva anche decine di gioielli, alcuni con la targhetta della gioielleria di via dei Gracchi il cui proprietario mercoledì è stato trovato ucciso. I sospetti degli investigatori si erano concentrati su Caiazza, pregiudicato, fin dai primi risultati dei rilievi tecnici effettuati dai carabinieri del Ris, che hanno isolato impronte digitali e tracce biologiche all’interno del laboratorio dell’orafo e su un portagioielli che durante la fuga il rapinatore ha perso in strada. L’uomo era riuscito a far perdere le sue tracce lasciando la Capitale la sera dell’omicidio e non contattando né la sua compagna né i suoi familiari. Domenica ha telefonato a un amico di Latina spiegandogli di voler tornare a Roma per prendere alcune cose e poi ripartire. Così i militari del Nucleo investigativo hanno controllato con personale in borghese tutti i treni diretti nella Capitale e lo hanno fermato su un convoglio partito da Caserta.

Ludovico Caiazza, con precedenti per violenza sessuale, aveva una situazione personale di forte disagio: per questi motivi, per tutelarlo, non era stato messo a contatto con altri detenuti e aveva già avuto un incontro nel primo pomeriggio di ieri con una psicologa del carcere che aveva riscontrato “un forte stato di agitazione” nel detenuto.

“Gestire in carcere persone che manifestano un forte disagio individuale -ha dichiarato ai giornalisti dell’Ansa il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-, come in questo caso, reso ancor più forte dal fatto che il soggetto era accusato di fatti gravissimi, non è semplice. La polizia penitenziaria svolge un compito delicatissimo. E’ vero che la compresenza di altri detenuti può aiutare a prevenire una situazione come quella che si è verificata. Ma nel caso specifico ha prevalso, in prima istanza e in attesa di più precisi riscontri, la necessità di tutelare il detenuto, visto che le prime notizie indicavano precedenti per violenza sessuale. E per questo, a sua tutela, si è scelto di lasciare il detenuto da solo”.

Intanto, questa mattina, mentre si apprendeva la notizia del decesso del presunto killer, presso la chiesa di San Gioacchino si sono svolte le esequie del gioielliere Giancarlo Nocchia. Pieni di rabbia i commenti degli amici e dei parenti di Nocchia: “Una persona che si uccide per non pagare la pena che gli toccava dopo aver avuto il coraggio di commettere un omicidio mi lascia indifferente”, e ancora secondo un’altra amica di infanzia del gioielliere, “Caiazza doveva fare la stessa fine di Giancarlo”.

Mirko Olivieri
20 luglio 2015

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