Al via il recupero dei migranti affogati il 18 aprile: solidarietà o spreco di risorse?

Al via il recupero dei migranti affogati il 18 aprile: solidarietà o spreco di risorse?

timthumb.phpSono cominciate ieri le manovre di recupero dei migranti morti lo scorso 18 aprile a seguito dell’affondamento del barcone con cui avevano intrapreso la traversata del Canale di Sicilia per raggiungere l’Italia. Nonostante siano trascorsi più di due mesi dalla tragedia, non ci sono ancora stime precise sul numero delle vittime che giacciono sul fondo del mare, anche se da più parti si ipotizza possano essere tra le 700 e le 900.

Il Governo Italiano, in particolar modo il primo ministro, ha deciso di ripescare i cadaveri ma l’operazione – di per sé molto complessa e laboriosa – potrebbe protrarsi per molto tempo andando a ingrossare il costo complessivo, che – secondo le dichiarazioni di Renzi a ‘Porta a Porta’ dello scorso maggio – si aggira intorno ai 15 – 20 milioni di euro. Probabile che parte delle spese saranno coperte dall’Europa altrimenti, disse il primo ministro da Vespa, se ne farà carico l’Italia.

Le operazioni sono affidate alla Marina Militare, che opererà con il cacciamine Gaeta, nave Leonardo (mezzo da ricerca costiera) e nave Gorgona come unità di supporto. Coinvolto anche un team del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) di Comsubin. Il recupero sarà effettuato con l’utilizzo dei veicoli a comando remoto in dotazione al Gruppo Operativo Subacquei, in grado di intervenire in profondità senza risentire della grande pressione del mare sovrastante, in quel tratto profondo circa 370 metri.

Il recupero è stato deciso nonostante le dichiarazioni del procuratore di Catania Giovanni Salvi, titolare dell’inchiesta aperta a seguito della tragedia: “Quei corpi – disse il 17 maggio – non servono alle indagini, resteranno in mare”. La decisione del procuratore fu osteggiata da Cristophen Hein, presidente del Centro Internazionale Rifugiati e dalla portavoce di ‘Save The Children’ Giovanna Di Benedetto: secondo quest’ultimi il recupero va fatto per restituire ai familiari i corpi dei propri cari che ogni giorno contattano il Centro della C.r.i. per avere informazioni a riguardo.

Come detto, le operazioni costeranno almeno 30 – 40 miliardi di lire e considerando il fatto che la magistratura ritiene superfluo il recupero e le enormi difficoltà che esso comporta, ci si chiede se davvero sia utile spendere tale somma per un’operazione dalle mille incognite invece di puntare a qualcosa di più utile dal punto di vista pratico. I morti, del resto, sono morti e il mare avrà sicuramente influenzato il processo di degenerazione, rendendo ancor più complesso il riconoscimento una volta riportate a galla le salme.

Renzi parlò – sempre da Vespa – di ‘Italia della solidarietà’ ma questa forma di ‘solidarietà’ rischia di prendere le sembianze di una mera esibizione propagandistica, roba da anni ’30 insomma. La solidarietà potrebbe invece essere dimostrata agendo nelle terre d’origine della gente che fugge, fornendo loro gli strumenti per scacciare la miseria e autosostentarsi: investire 20 milioni di euro in questo senso potrebbe certamente dare un contributo rilevante, magari poco adatto al proscenio ma certamente più efficace che recuperare corpi le cui anime riposano in pace ormai da un bel pezzo.

Davide Lazzini
30 giugno 2015

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