No Tav, scontri con la polizia al cantiere di Chiomonte

No Tav, scontri con la polizia al cantiere di Chiomonte

11401208_991092524258744_6057697804250980514_nCHIOMONTE – “Con un solo metro di Tav si potrebbero comprare 3 ambulanze nuove, con 100 metri di Tav si potrebbero mettere in sicurezza decine di scuole, con meno di un chilometro di Tav il reparto maternità di Susa non solo non chiuderebbe ma potrebbe essere potenziato l’intero ospedale”: queste le parole degli organizzatori del corteo No Tav che oggi si è riunito a Chiomonte (TO) per una marcia di protesta contro il cantiere per l’alta velocità.

Lunedi scorso – precisano i No Tav in una nota – una delegazione “si è recata dai carabinieri di Susa (competenti territorialmente) per comunicare il percorso della manifestazione che da Exilles vuole, passando dalla centrale di Chiomonte, andare a Chiomonte paese e lì terminare”. Tuttavia a meno di 24 ore dall’inizio della manifestazione è stata diramata un’ordinanza che sconvolge il percorso pattuito e di fatto nega ai manifestanti di avvicinarsi al cantiere oggetto della protesta. La risposta dei No Tav è stata chiara: “non siamo dell’idea di accettare l’ennesimo divieto a non circolare liberamente nella nostra Valle”.

Il ‘muro contro muro’ tra attivisti e polizia si sta risolvendo in queste ore con lacrimogeni e scontri tra alcune frange di manifestanti e le forze dell’ordine poste a difesa del cantiere di Chiomonte. Dal lungo corteo, partito stamani da Exilles, si sono distaccati una sessantina di soggetti che hanno raggiunto lo sbarramento della polizia e hanno lanciato contro gli agenti pietre e petardi. Altre persone hanno invece cercato di agganciare con alcune corde le reti che delimitano l’area del cantiere per abbatterle. La polizia ha risposto con l’uso dell’idrante e sparando alcuni lacrimogeni per allontanare i manifestanti. Per il momento la situazione sembra essere tornata alla normalità ma la tensione resta alta.

Secondo quanto riferito dagli organizzatori del corteo, nei giorni scorsi Francesca Frediani, notav e consigliera M5s, ha fatto richiesta “di accedere agli atti relativi agli studi sugli effetti sulla salute dei lavoratori e dei cittadini, provocati dai lavori Tav. Dalla richiesta e dall’interrogazione fatta ad Antonio Saitta, assessore regionale alla sanità, scopriamo innanzitutto che non esiste nessuno studio rivolto alla salute dei cittadini della Valsusa (ma questo lo sapevamo già perchè solo il movimento notav continua a sollevare il problema polveri ed incalzare Arpa), e che l’unico studio esistente, è stato fatto dallo SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) e quindi rivolto ai lavoratori del cantiere. Però – precisano i promotori della manifestazione – c’è un ennesimo problema, alla richiesta della Frediani di poter accedere allo studio, la risposta dell’ASL TO3 è stata negativa, non per diniego, ma perchè quegli atti sono elemento d’indagine da parte del Pm Guariniello e fanno parte di una notizia di reato, insomma c’è un’indagine in corso e sono sotto segreto istruttoria”.

Secondo i promotori della manifestazione, il sistema Tav “tiene in piedi il più grande furto di denaro pubblico della storia”; ci troviamo – sottolineano – di fronte a “una situazione paradossale: da un lato i governanti tagliano servizi sociali fondamentali come la sanità (in Valle lo sappiamo bene), o la scuola, con l’ennesima riforma che va a colpire il corpo insegnati e di conseguenza i nostri figli che avranno una formazione scolastica-sempre più-approssimativa. Dall’altro ci troviamo un cantiere divoratore di soldi pubblici per un’opera la cui inutilità è sotto gli occhi di tutti, confermata poche settimane fa dai dati sul traffico merci”.

Davide Lazzini
28 giugno 2015

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