Salvatore Buzzi, sequestrati beni per 16 milioni

Salvatore Buzzi, sequestrati beni per 16 milioni

ROMA – In queste ore le fiamme gialle stanno portando a termine l’ordine di sequestro di numerosi beni che farebbero parte del cosiddetto ‘tesoro’ di Salvatore Buzzi, in carcere dal dicembre 2014. Il valore dei beni oggi cautelati ammonta a circa 16 milioni di euro.

Il nuovo provvedimento emesso dal tribunale romano riguarda “quote societarie, il capitale sociale e l’intero patrimonio aziendale, comprese le disponibilità finanziarie, della Sarim Immobiliare S.r.l. di Roma”, operante nel settore della ”locazione immobiliare di beni propri”. Il patrimonio detenuto dalla società in questione è compreso, sostengono gli inquirenti, in disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e una unità immobiliare di ben 2750 mq a Roma, “utilizzata dalle cooperative di Buzzi quale casa di accoglienza, dedicata a categorie protette”. Dalle indagini è emerso che la Sarim Immobiliare risulta controllata per il 48% dalla cooperativa ’29 giugno’ e per il 4% dalla cooperativa ‘Formula sociale’, entrambe poste sotto sequestro nel dicembre scorso.

Secondo alcune fonti sarebbe stato proprio Buzzi – dal carcere di Rebibbia – a scrivere nel marzo scorso una memoria ai giudici in cui descriveva gli incrementi di fatturato delle coop: “anno 1997 – 1 milione e 879mila euro; anno 2013 – 58 milioni e 812 mila euro”. L’aumento vertiginoso di fatturato è stato possibile grazie al business degli immigrati, che negli ultimi anni ha consentito di lucrare sulla vita delle persone e guadagnare cifre altissime, coperti da politici compiacenti.

Nel gennaio 2014, alcuni ispettori del Ministero dell’Economia, avevano segnalato al Campidoglio alcune irregolarità nell’assegnazione di determinati appalti finiti nelle mani di Buzzi. Per la ‘Eriches 29’ e la ‘Domus Caritatis’ gli incaricati del Ministero hanno evidenziato “l’assenza di qualsivoglia procedura concorrenziale, sebbene l’importo del servizio sia largamente superiore al limite previsto dalla legge” inoltre erano espressamente vietate proroghe e rinnovi taciti dei contratti che, invece, andavano avanti da tempo. Nonostante la segnalazione – avvenuta in tempi non sospetti – il Campidoglio non ha mai bloccato gli appalti.

Davide Lazzini
16 giugno 2015

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