Sì al divorzio breve: bene per Renzi ma non per la Cei

Sì al divorzio breve: bene per Renzi ma non per la Cei

amore-separiamoci-torta-divorzio-e1361044892235ROMA – Svolta sul divorzio. Dopo tanti anni di dibattiti in Parlamento e nelle piazze, si accorciano i tempi per chi vorrà porre fine al proprio matrimonio. La Camera, con 398 sì, 28 no e 6 astenuti, ha approvato il ‘divorzio breve’. In sintesi non saranno più necessari 3 anni per dirsi ‘addio’, come previsto dalla riforma della legge Fortuna-Baslini, ma solo 6 mesi, in caso di separazione consensuale, o tutt’al più un anno se gli interessati decidono di ricorrere al giudice.

Matteo Renzi è soddisfatto dell’approvazione e su Tweet commenta: “Un altro impegno mantenuto. Avanti, è la #voltabuona”. La decisione è stata salutata positivamente anche dai relatori del Ddl, Luca D’Alessandro (Fi) e Alessia Morani (Pd), che parlano di “politica dei fatti, non delle parole”. Tuttavia le perplessità non sono mancate: qualche esponente della Lega, ha chiamato in causa l’assenza di tutela dei figli mentre alcuni parlamentari di Ap, Fi e Fdi segnalano il pericolo che i tempi brevi possano intaccare la stabilità della famiglia.

Anche il mondo cattolico ha sollevato alcune perplessità in merito al Ddl; Don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia si è espresso con queste parole: “Vorremmo che lo stesso impegno messo nell’approvare il ‘divorzio breve’ le Istituzioni lo rivolgessero anche a chi vuole fare famiglia: purtroppo, però, così non è”. Gentili ha osservato che “nazioni molto più laiche” dell’Italia hanno “sostegni alla vita di coppia” mentre nel nostro Paese “la solitudine dei legami e la difficoltà a tenere unita la famiglia è un grido che non trova ascolto, date le scarsissime politiche per la famiglia e una società che stritola chi vuole vivere il ‘per sempre’ “. Il direttore dell’Ufficio Cei ha posto l’accento anche sulla sostanziale indifferenza verso “il grido dei bambini che vivono sulla propria pelle le divisioni familiari” e sul fatto che “sei mesi sono pochi per acquietare i rancori e dare i dovuti supporti, per trasformare la separazione in una nuova opportunità d’incontro aprendosi al perdono”.

A questo proposito, Don Paolo Gentili ha ricordato che nonostante ci sia un certo numero di separazioni e conseguenti divorzi “vi sono anche esempi di coppie lacerate negli affetti che dopo anni hanno ritrovato una loro unità”. Forte della valenza di questa osservazione, Gentili manifesta preoccupazione perché la normativa ora vigente renderà ancor più difficile un eventuale ricongiungimento; anzi, precisa il direttore: “se nello stesso anno si potrà essere sposati a due persone differenti, paradossalmente quello sposarsi viene privato di significato”.

A rinforzare l’opinione di Don Paolo Gentili ci sono le parole espresse da Roberto Dante Cogliandro, presidente dell’Associazione italiana notai cattolici, che sostiene come la scelta del ‘divorzio breve’ sia per i notai cattolici una via che “rischia di semplificare in maniera eccessiva uno scioglimento che sottende molte problematiche. A partire dai rischi per la tutela dei figli alla riduzione del matrimonio a mero contratto. Una maggiore riflessione sarebbe stata indubbiamente necessaria – conclude Cogliandro – per uno dei cardini fondanti della nostra società”.

Davide Lazzini
23 aprile 2015

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