L’Airone è rientrato a Mazara; tanti i dubbi sulle dinamiche

L’Airone è rientrato a Mazara; tanti i dubbi sulle dinamiche

l43-peschereccio-arrivato-nella-111119120018_mediumMAZARA DEL VALLO – Il peschereccio Airone, sfuggito venerdi scorso alle autorità libiche mentre stava pescando a circa 30 miglia marine dalla costa africana, ha fatto rientro nel porto di Mazara intorno alla mezzanotte. L’equipaggio, composto da 7 marinai, sta bene e poco dopo l’arrivo sulla terraferma è stato condotto nei locali della Capitaneria di porto per essere interrogato sull’accaduto dalla magistratura. A bordo del motopesca anche un militare libico, che si era imbarcato dopo che l’Airone era stato affiancato da una vedetta per alcuni controlli. L’uomo – disarmato – è stato chiuso nella stiva dall’equipaggio del peschereccio durante le fasi concitate della fuga dalla marina libica.

Al momento non si conosce l’esatta dinamica dei fatti: secondo la versione ufficiale sarebbe stata la Marina italiana a intervenire e a impedire il sequestro da parte dei libici del peschereccio Airone, impegnato in una battuta di pesca del gambero rosso al largo di Misurata. Nel contempo un secondo peschereccio, anch’esso preso di mira, avrebbe invece tagliato le reti riuscendo a fuggire sfruttando la confusione generata dall’intervento della Marina. I militari avrebbero tratto in salvo l’equipaggio dell’Airone, 3 italiani e 4 tunisini, uno dei quali sarebbe rimasto leggermente ferito durante le operazioni. Fermato infine l’unico libico che era al bordo del motopesca, poi trasferito sulla nave della Marina.

Questa versione, però, non coincide con quanto riportato da una giornalista italiana, Nancy Porsia, che era a bordo della nave della guardia costiera libica al momento dell’abbordaggio dell’Airone. Nel video che è stato realizzato e diffuso, è chiaro come non si sia trattato di tentativo di sequestro del motopesca: il peschereccio italiano, infatti, sarebbe stato avvicinato poiché si trovava in acque libiche, dove non poteva pescare. Una volta raggiunto dalle autorità preposte al controllo, gli è stato intimato di recarsi nel porto di Misurata per alcune verifiche. A quel punto il capitano dell’Airone ha risposto: “Non ci può far andare, siamo qui per un pezzetto di pane, non ci può far andare”. Ascoltata la risposta, i libici hanno insistito sul trasferimento a Misurata e avrebbero fatto salire a bordo dell’Airone un loro militare – disarmato – per scortare l’imbarcazione in porto. Una volta sull’Airone, il libico sarebbe stato chiuso nella stiva, poi il peschereccio non avrebbe più risposto alle chiamate della guardia costiera e si sarebbe dato alla fuga.

Ad attendere l’Airone sulla banchina del porto italiano un nutrito gruppo di mazaresi, tra cui la moglie del comandante Giuseppe Figuccia e quella del capo tecnico Mario Salvato, che in un primo momento erano rimaste fuori dai cancelli presidiati dalle forze dell’ordine. Presenti anche il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero e il sindaco Nicola Cristaldi, cui è stato consentito di entrare insieme ai familiari.

Davide Lazzini
19 aprile 2015

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