Muos, la procura sequestra l’impianto Usa in Sicilia

Muos, la procura sequestra l’impianto Usa in Sicilia

171914-thumb-full-muos_completoNISCEMI – L’impianto satellitare statunitense Muos (Mobile User Objective System) operante nella riserva di Niscemi è stato posto sotto sequestro dalla procura di Caltagirone. Il provvedimento è giunto dopo la decisione del Tar di Palermo, che aveva accolto i ricorsi presentati dai comitati ‘No Muos’ contro la prosecuzione dei lavori di realizzazione della struttura di telecomunicazione nella base statunitense in suolo siculo. Più dettagliatamente, l’impianto americano presente sull’isola è un Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), posizionato a circa 60 km dalla ‘Naval Air Station’ di Sigonella.

Il sequestro, disposto dal procuratore Giuseppe Verzera, si origina da una violazione del vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta presente in una riserva naturale, al quale sono sottoposte anche le costruzioni di carattere militare. La decisione della Procura è già stata notificata anche ai militari della base di Sigonella.

I legali che coordinano i comitati ‘No Muos’ hanno rilasciato una nota in cui traspare soddisfazione per il provvedimento: “Il sequestro del Muos richiesto dalla Procura e disposto dal Gip di Caltagirone, dà atto di quanto stabilito dal Tar di Palermo il 13 febbraio scorso, e cioè che si tratta di un’installazione priva di autorizzazioni e pertanto illegittima ed abusiva. Ma nonostante la sentenza, nei giorni successivi, la US Navy ha proseguito i lavori e utilizzato le parabole. L’associazione antimafie ‘Rita Atria’, che aveva già presentato in passato due denunce penali presso la Procura di Caltagirone per abusivismo e mancanza di autorizzazioni, all’indomani della sentenza del Tar ha depositato anche un’istanza di sequestro, che oggi finalmente vediamo realizzato attraverso l’apposizione dei sigilli”.

“Tutta la vicenda del Muos – prosegue la nota dei legali – sin dal suo inizio, è stata caratterizzata dall’arroganza e dalla prepotenza del Governo degli Stati Uniti, supportato da quello italiano. Infatti, il rigetto delle richieste di sospensiva avanzate dal Ministero della Difesa da parte del Tar di Palermo nel luglio del 2013, avrebbe dovuto cautelarmente imporre alla US Navy di fermare i lavori nell’attesa che si definissero i procedimenti pendenti. Invece gli statunitensi hanno accelerato i lavori per completarli e porci davanti un fatto compiuto dal quale pensavano non si potesse più tornare indietro. Ma si sbagliavano, e il sequestro di oggi è l’ennesimo segnale che quell’installazione non può e non deve entrare in funzione”.

“Avverso la sentenza del Tar – concludono i legali – il Ministero della Difesa italiano ha presentato appello, la cui udienza per la richiesta di sospensiva si terrà il prossimo 15 aprile presso il Cga di Palermo. Come legali del coordinamento dei comitati proseguiremo nella battaglia giudiziaria fino alla fine, a fianco di tutti gli attivisti e i comitati No Muos, per difendere il diritto di tutti a vivere in un posto libero da inquinamento, devastazione e guerre”.

Davide Lazzini
1 aprile 2014

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