Mafia capitale, Salvatore Buzzi davanti ai Pm: “Non sono un mostro”

Mafia capitale, Salvatore Buzzi davanti ai Pm: “Non sono un mostro”

130820417-f631c998-f71c-46b4-96ce-1c5dd7ca5e1bSalvatore Buzzi, in carcere dallo scorso dicembre, nell’ambito dell’inchiesta su “Mafia Capitale”, si è difeso davanti ai Pm: “Non sono un mostro”. Il presidente della cooperativa “29 giugno” si è difeso davanti ai magistrati della Procura di Roma che hanno ascoltato per oltre tre ore le sue dichiarazioni spontanee. “Ho cercato di lavorare in modo onesto e corretto per sviluppare il mondo delle cooperative del terzo settore” – si è difeso così Buzzi accusato di essere uno stretto collaboratore di Massimo Carminati e accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Accompagnato dal suo avvocato, Alessandro Diddi, Buzzi ha negato fortemente di essere, assieme all’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati, il capo e l’organizzatore dell’associazione per delinquere di stampo mafioso che si accaparrava gli appalti tenendo a libro paga amministratori locali e dirigenti di alcune società municipalizzate della capitale. Inoltre, ha fornito indicazioni sui suoi rapporti con il mondo istituzionale. Da quanto si è appreso il procuratore aggiunto di Roma Prestipino e il Pm Giuseppe Cascini non avrebbero posto  alcuna domanda, limitandosi a verbalizzare le dichiarazioni di Buzzi. “Siamo pronti a sostenere nuovi incontri con i pubblici ministeri, restiamo a disposizione di chi indaga” – ha dichiarato il legale Alessandro Diddi.

Qualche giorno faLuca Odevaine, ex capo della polizia provinciale di Roma ed ex vice capo di gabinetto di Veltroni in Campidoglio, detenuto anche lui per “Mafia Capitale” ha ammesso di avere preso dei soldi da Buzzi e ha spiegato che svolgeva per lui “un ruolodi facilitatore”. Si attende ora il 10aprile, quando per Buzzi, la Corte di Cassazione esaminerà il suo ricorso e quello di altri collaboratori per sollecitare la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare. I giudici della Corte Suprema si dovranno pronunciare non solo sul riconoscimento dell’impianto accusatorio, ma soprattutto sull’aggravante della matrice mafiosa.

Marilena Tuveri

1 aprile 2015

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