Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono liberi, per la Corte non hanno ucciso Meredith

Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono liberi, per la Corte non hanno ucciso Meredith

alg-knox-sollecito-jpgROMA – Amanda Knox e Raffaele Sollecito, a processo per l’omicidio di Meredith Kercher, sono stati assolti dalla Cassazione per non aver commesso il fatto. Stralciata dunque la sentenza d’Appello bis, che aveva condannato la Knox a 28 anni e mezzo di carcere e Sollecito a 25. Per il collegio, presieduto da Gennaro Marasca, i due sono estranei all’omicidio della studentessa inglese. L’americana ha comunque ricevuto la conferma della condanna a 3 anni di reclusione – già scontati – per la calunnia ai danni di Patrick Lumumba.

La sentenza della Corte ha spiazzato molta dell’opinione pubblica e con essa anche la madre della vittima, che si dice “sorpresa e molto scioccata”. La donna, ricordando le precedenti condanne inflitte in primo e secondo grado, parla di sentenza “strana” e a chi le chiedeva cosa avesse intenzione di fare ha risposto “al momento non ho alcun piano”. Oltre alla madre di Meredith, la sentenza ha provocato reazioni anche nei familiari della studentessa morta nel 2007: “la decisione – commentano – è arrivata come uno shock ma era un esito che sapevamo possibile, anche se non era ciò che ci aspettavamo”. I parenti di Meredith hanno chiesto tempo per assorbire la decisione della Corte e, in attesa delle motivazioni della sentenza, impiegheranno il tempo a “ricordare Meredith, la vera vittima al centro di tutta questa vicenda”.

La decisione della Corte ha lasciato diverse perplessità anche in Francesco Maresca, il legale della famiglia di Meredith: “Penso che questa sentenza rappresenti una sconfitta per la giustizia italiana. Non è stata raggiunta la prova, o almeno così ci hanno detto i giudici, e non ha un nome chi era in compagnia di Rudy Guede”, unico condannato della vicenda. L’avvocato dell’ivoriano ha commentato parlando di sentenza che non fa differenza per il suo assistito mentre Patrick Lumumba – arrestato durante le prime fasi dell’indagine in base a quanto testimoniato dalla Knox – parla di “assoluzione” come “un errore giudiziario”.

Soddisfazione invece per l’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito, che dopo aver ascoltato le sentenza ha contattato il suo assistito comunicandogli telefonicamente la fine della lunga vicenda che lo aveva coinvolto. “Raffaele, sei totalmente libero, è finita, ma stai calmo e muto. Non parlare con nessuno, penso io a fare le dichiarazioni”. Ai cronisti, Bongiorni ha parlato di “battaglia durissima” ed ha aggiunto “era pacifico che Sollecito fosse innocente e questa sezione della Cassazione (la V) ha avuto il coraggio di affermarlo con forza. Adesso – conclude l’avvocato – può tornare a riprendersi la sua vita”. Anche il padre di Raffaele ha salutato positivamente il dispositivo della Cassazione: “Nella sua innocenza ci abbiamo sempre creduto, ma visto quello che è successo avevamo grossi dubbi. Questa Corte ci ha confortato molto già dalla relazione introduttiva. Ci hanno fatto intendere che hanno letto tutte le carte che abbiamo prodotto e anche l’ultima sentenza della Corte d’Appello”. Francesco Sollecito ha inoltre espresso vicinanza ai familiari della Kercher: “Il nostro pensiero va a Meredith che è stata la prima vittima di questa tragedia. Siamo molto vicini alla famiglia come lo siamo sempre stati e finalmente anche loro potranno dire che c’è stata giustizia, perché l’unico responsabile è stato condannato in via definitiva”. Ripercorrendo a ritroso i passaggi chiave della vicenda, il padre di Raffaele ha spiegato che “la peggiore sentenza è stata l’ultima: nella disperata ricerca di elementi a carico, sono stati commessi errori grossolani”.

Soddisfazione anche per l’avvocato Carlo Dalla Vedova, legale della Knox: “Ho sentito Amanda e le ho appena comunicato la sentenza di assoluzione definitiva. Ovviamente lei è felice. Finalmente l’errore è stato emendato dalla Corte di Cassazione. E’ un importante riconoscimento per la giustizia”. In una nota inviata ai media statunitensi, Amanda ha sottolineato che solo la sua consapevolezza di essere innocente le ha dato “forza nei momenti più bui di questa dura esperienza” e ha ringraziato tutti coloro che l’hanno sostenuta: “A loro dico grazie dal profondo del mio cuore”. Sollevata anche la famiglia della giovane di Seattle, che in una dichiarazione esprime “profonda gratitudine” a tutti coloro che hanno creduto fino in fondo all’innocenza di Amanda, che ora si definisce “piena di gioia” riferendosi alla sentenza della Cassazione. A questo punto non resta che attendere le motivazioni della Corte.

Davide Lazzini
28 marzo 2015

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