Verde stradale: nuova vittima del killer snobbato dai comuni

Verde stradale: nuova vittima del killer snobbato dai comuni

20141108_82923_tor1ROMA – L’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla capitale e nel Lazio ha lasciato dietro di sé morti, feriti e non pochi disagi alla circolazione. In via dei Laghi, nel tratto tra Velletri e Nemi, una quercia è crollata, piombando addosso a un’auto in transito. Alla guida della Peugeot 3008 colpita c’era l’architetto Gianfranco Bugnini, 61 enne morto schiacciato dal peso dell’albero.

Dinamica simile anche in via Baccanello, dove un 67enne è stato ferito da una grossa pianta, crollata nel momento in cui l’anziano stava percorrendo quel tratto a bordo della sua auto. I soccorritori hanno estratto l’uomo dal veicolo e lo hanno condotto in ospedale per ricevere cure mediche adeguate.

Anche in zona Monteverde si è purtroppo registrato il crollo di un albero, che ha danneggiato un cassonetto e ha bloccato la circolazione invadendo la carreggiata; in questo caso – fortunatamente – non ci sono stati feriti.

In sintesi la giornata trascorsa è stata caratterizzata da particolare apprensione nella Capitale; la nota del Campidoglio diffusa ieri ha precisato infatti che “sono stati 21 gli interventi per alberi o rami caduti e 12 quelli per allagamenti. Inviate e attivate 3 idrovore a Piana del Sole”.

Tenendo conto della grande quantità di alberi crollati a seguito delle condizioni meteo – non solo nel Lazio – è logico domandarsi se i pericoli non stiano superando di netto i vantaggi che si hanno con l’introduzione di alberi in strade e viali. Molte amministrazioni parlano di parchi pubblici come ‘polmoni verdi’ e considerano le alberate come i ‘bronchi’ del sistema respiratorio cittadino. I pini, le querce e i tigli che spesso si vedono ai margini delle strade dovrebbero fungere da filtro nei confronti delle polveri, per la difesa acustica e per smorzare le correnti d’aria. Oltre a questi aspetti – tutti positivi – va considerato il vantaggio offerto dall’ombreggiatura, l’opportunità di delimitare i percorsi, l’alimentazione della fauna urbana e la produzione legnosa. Infine è bene citare l’importantissimo ruolo estetico e ricreativo ricoperto dalle piante.

Considerando però quanto accade ogni volta che il maltempo colpisce determinate aree, è bene soffermarsi sugli aspetti negativi della presenza di alberi lungo i viali. Secondo quanto emerso da alcuni studi, la situazione ecologica di un albero piantato ai bordi di un viale cittadino è stata paragonata – anche nel caso più favorevole – a quella di un albero selvatico con le radici poste sul fondo di una gola rocciosa: in entrambe le situazioni la pianta ha solo un’esposizione limitata alla luce solare e deve sopportare un’atmosfera estremamente variabile, accontentandosi di un rifornimento idrico inferiore al normale. A questi fattori negativi, presenti anche in un ambiente naturale, se ne aggiungono altri propri della città: il ridotto irraggiamento solare provocato dallo smog; l’inquinamento dell’acqua che raggiunge il suolo; la scarsità di spazio a disposizione per lo sviluppo della chioma; la quantità insufficiente di suolo e la sua pessima qualità (spesso privo di humus e caratterizzato da cattive condizioni di ‘tessitura’ essendo attraversato da tubazioni); le infiltrazioni nocive e, infine, i danni meccanici di vario tipo.

Tutto ciò, come precisato in un documento presente nel sito del Comune di Bergamo, “ha evidenti conseguenze quali l’instabilità degli individui di maggiori dimensioni, con pericolo di schianti, la crescita stentata dei soggetti di nuovo impianto, la maggiore sensibilità agli attacchi parassitari. A volte, purtroppo, gli amministratori considerano la presenza degli alberi ai lati delle strade, non come ricchezza per la città, ma come una fonte di inconvenienti: sollevamento della pavimentazione dei marciapiedi ad opera delle radici, perdite troppo abbondanti di foglie e frutti che richiedono interventi straordinari di pulizia, possibilità di crolli con pericolo per i passanti”.

Per ovviare a questa situazione, che sta divenendo man mano più stringente considerando i fatti di cronaca, il documento (redatto nel 2006) suggerisce “adeguate scelte progettuali, che tengano conto dei due fattori in gioco: da un lato le esigenze ecologiche delle diverse specie, dall’altro le caratteristiche ambientali del viale. Ciò porterebbe alla logica conclusione che, se lo spazio ed il terreno disponibile sono insufficienti anche per le essenze di minori dimensioni, l’alternativa è una sola: o si prevedono aiuole più grandi e maggiori distanze d’impianto, oppure è meglio rinunciare alla messa a dimora degli alberi, che inevitabilmente richiederebbero successivi interventi di rimozione, sostituzione o drastiche potature. Infine va ricordata l’inutilità di progettare correttamente un impianto, realizzarlo con le maggiori tecniche e poi dimenticarselo. Sono proprio le condizioni anomale dell’ambiente urbano ad imporre le necessità di un continuo controllo e di un’adeguata manutenzione, che richiederebbero ben altre dotazioni di uomini, mezzi e competenze tecniche rispetto a quelle solitamente presenti nelle nostra città. In conclusione, è d’obbligo l’invito ad osservare gli alberi ai lati delle strade con più attenzione e spirito critico, nonché con maggiore considerazione e rispetto”.

In sintesi, se è vero che ‘la verità sta spesso nel mezzo’, occorre prendere provvedimenti immediati per tutte quelle situazioni che possono diventare critiche e progettare con maggiore oculatezza l’introduzione di nuovi alberi in città. L’augurio è che tutto questo non rimanga soltanto nel cassetto dei buoni propositi (anche se la situazione attuale sembra confermare questa opzione) ma divenga oggetto di dibattito nelle sedi competenti, così da evitare perdite di vite umane, rischi per la sicurezza e si possa offrire agli alberi un’adeguata sistemazione che ne favorisca il radicamento profondo e la crescita in salute.

Davide Lazzini
26 marzo 2015

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