Omicidio Rea, Parolisi non chatto’ mai con transessuali e travestiti

A confermarlo una recente perizia informatica effettuata sul computer dell’imputato

Clamoroso colpo di scena nelle indagini sull’omicidio di Melania Rea. Salvatore Parolisi, caporal maggiore scelto dell’esercito nonché marito della vittima, dal luglio del 2011 in stato di detenzione restrittiva presso il carcere di Teramo, non avrebbe mai scambiato messaggi via Facebook o attraverso altri canali chat, con dei transessuali. A confermarlo, la perizia informatica effettuata dall’ing. Paolo Reale, consulente della difesa molto conosciuto in ambito giudiziario, per essersi occupato in passato di altri gravi fatti di cronaca, tra cui il delitto di Garlasco in cui venne barbaramente uccisa la ventiseienne Chiara Poggi.

 

Si tratta senza dubbio di una notizia di estrema importanza per l’imputato e che riabilita in parte la sua figura di marito e padre dai sani costumi morali e di vita. Non una persona dalle “strane” abitudini sessuali, come l’avrebbero dipinto alcuni media, bensì un uomo offeso nel suo onore e decoro, che per questo non ha mai smesso di difendersi e lottare per la ricerca della verità. Uno dei legali di Salvatore Parolisi, l’avvocato Federica Benguardato, non ha perso tempo e ha presentato subito un esposto-querela alla procura di Teramo contro l’inaccettabile divulgazione di informazioni riservate, perché coperte da segreto investigativo, “manipolate” poi da giornali e notiziari radio-televisivi. La fuga illegittima avrebbe avuto inizio ad agosto dello scorso anno quando venne messa in giro la voce che il caporalmaggiore scelto intratteneva rapporti con transessuali e travestiti. Ma l’accusa più grave ed ingiusta, che questa perizia ora smentisce categoricamente, è quella che vuole l’uomo impegnato in chat lo scorso 20 aprile, quando i soccorritori cercano la moglie scomparsa.

Qualcuno potrebbe pensare a questo punto che trattandosi di un perito di parte, la difesa stia tirando acqua al proprio mulino, ma non è così. Ogni volta che una persona utilizza un computer, inevitabilmente lascia delle tracce del proprio passaggio. Ad esempio, quando navighiamo sul web, Internet Explorer memorizza cronologicamente tutti i siti visitati all’interno di un file chiamato index.dat. E’ sufficiente ricercare l’archivio nell’hard disk e cliccarci sopra, per scoprire le nostre abitudini sulla rete. Anche i programmi che utilizziamo costantemente per lavorare, giocare o dialogare con gli amici, lasciano degli indizi facilmente verificabili. Sono i cosiddetti “log-files”, che contengono le registrazioni delle operazioni, man mano che vengono eseguite. Un concetto molto simile a quello della scatola nera di un aereo, che “cataloga”, in ordine temporale, tutto ciò che accade.

Nel corso dei controlli effettuati dall’ing. Reale, è stato effettuato uno screening completo degli hard disk. In particolare sono state passate al setaccio cronologie, posta elettronica e messaggistica istantanea, senza  trovare alcuna traccia di contatti “particolari” in chat che, tra l’altro, risulterebbero bloccati preventivamente da parte dell’utente. Elementi questi che avvalorano le testimonianze degli stessi trans titolari di quegli indirizzi, che, interrogati dagli inquirenti, avrebbero dichiarato di non aver mai conosciuto Parolisi, se non attraverso trasmissioni televisive e giornali.

Roberto Mattei

13 aprile 2012

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