Garlasco, i giudici della condanna a Stasi: “Chiara, la sola vittima”. Uccisa perché pericolosa.

Garlasco, i giudici della condanna a Stasi: “Chiara, la sola vittima”. Uccisa perché pericolosa.

news_img1_70852_stasi-chiara-poggiMILANO – I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano, hanno depositato in cancelleria le pagine con le motivazioni della sentenza, che lo scorso dicembre ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di carcere per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi. L’ex studente bocconiano, dopo le due assoluzioni, è stato condannato perché ha ucciso Chiara poiché pericolosa. “Alberto Stasi ha brutalmente ucciso la fidanzata che evidentemente era diventata, per motivo rimasto sconosciuto, una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo “perbene” e studente “modello”, da tutti concordemente apprezzato”, così si legge sulle motivazioni della sentenza.

Secondo i giudici il ragazzo “Ha brutalmente ucciso la fidanzata”. Chiara sarebbe rimasta inerme di fronte al suo aggressore: “Era così tranquilla, aveva così fiducia nel visitatore da non fare assolutamente niente, tanto da essere massacrata senza alcuna fatica, oltre che senza alcuna pietà”. Il movente dell’omicidio rimane tuttora sconosciuto, secondo i giudici è stata una “motivazione forte” a provocare il raptus omicida che ha portato Alberto a uccidere Chiara. Tra le ipotesi quella che Chiara avrebbe scoperto la “passione” di Stasi per la pornografia, e questo avrebbe potuto provocare delle discussioni tra i due fidanzati.

L’ex studente si è sempre dichiarato “Vittima di un caso giudiziario dal quale si è dovuto difendere per oltre sette anni”, in realtà secondo i giudici della Corte d’Appello “La sola vittima di questo processo è Chiara Poggi uccisa a 25 anni dall’uomo di cui si fidava e a cui voleva bene”. Secondo i magistrati, la condotta di Stasi subito dopo il delitto “È stata fuorviante e finalizzata ad allontanare i sospetti dalla sua persona: ha subito sviato le indagini senza mettere a disposizione degli inquirenti tutto quanto aveva via via interesse investigativo” – inoltre – “È riuscito a rallentare gli accertamenti a proprio vantaggio, anche grazie agli utili errori commessi dagli stessi inquirenti”.

Dalle motivazioni della sentenza si evince che ci sono diversi elementi cruciali che hanno portato alla condanna di Stasi: dalla perizia del tappetino della macchina con la quale il giovane si è recato dai Carabinieri da casa sua. Tale studio, secondo i giudici ha messo in evidenza che Stasi sarebbe passato sul luogo del delitto ma non nei termini da lui forniti. In particolare i risultati della perizia “escludono altresì che tale passaggio possa essere avvenuto senza il trasferimento di sangue sulle sue scarpe prima e sui tappetini dell’auto poi”. Tra gli altri elementi le impronte del ragazzo sul dispenser portasapone, nel bagno dove si lava l’assassino, dimostrano che “Stasi lo maneggiò per lavarlo accuratamente” e che “Fu l’ultimo soggetto a maneggiare quel dispenser”. Altra prova i pedali della bicicletta sequestrata, nei quali “Era presente copiosa quantità di Dna di Chiara Poggi, riconducibile a materiale “altamente cellulato”: tali pedali non sono risultati quelli propri di quella tipologia di bicicletta, venduta alla famiglia Stasi con pedali diversi e di serie”. I giudici ipotizzano che il ragazzo, consapevole delle dichiarazioni della teste che parlava di una bicicletta nera, scambiò i pedali della bici con quella di un’altra, che invece fu sequestrata permettendo il riscontro del Dna. Alberto ha si “Fornito un alibi” ma questo “non lo elimina dalla scena del crimine”.

Marilena Tuveri
16 marzo 2015

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